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25 settembre 2011

Abuso d’ufficio o regolare concorso?

Qualche anno fa si è svolto un concorso per il posto da direttore amministrativo la cui regolarità, tuttavia, appare dubbia.

La ragione che porta ad un pensiero tale sta nel fatto che,nel momento in cui l’università aprì la selezione,non solo la riservò ai soli dipendenti,ma introdusse tra gli elementi che sarebbero stati usati per la valutazione anche i titoli.

Questi ultimi erano rilevanti tanto quanto i risultati delle prove in quanto sulla base di essi si calcolava il 40% del punteggio finale. Per questi due motivi si è ritenuto che lo scopo realmente perseguito fosse quello di favorire Maria Grazia Copponi.

Infatti,è stato affermato: «Quel concorso era stato fatto apposta perché lo vincesse Maria Grazia Copponi» ed è stata chiesta da parte del sostituto procuratore Claudio Rastrelli la condanna a sei mesi di reclusione per Roberto Sani e Rolando Garbuglia.

Si trattava,rispettivamente,dell’ex rettore dell’Università e dell’ex direttore amministrativo i quali sono stati accusati di abuso d’ufficio poiché,nella vicenda in questione,secondo la procura,avrebbero violato la legge.

Il problema non è di facile soluzione; tra i dirigenti dell’Università c’erano altre 19 persone che possedevano i requisiti per ottenere quella carica,ma non vi fu nessun altro partecipante eccetto la Copponi.

I difensori degli imputati ,tra cui l’avvocato Cinzia Maroni, sottolineano che la vincitrice era colei che aveva più titoli degli altri e sostengono invece la regolarità del concorso.

Inoltre,nell’opporsi alle constatazioni della procura,hanno ricordato che la legge obbliga a riservare un terzo dei concorsi al personale interno e che anche in altre università si è usato un parametro identico –che quindi non è illegale- per le selezioni.

La sentenza che martedì prossimo sarà pronunciata dai giudici servirà a far luce sul caso. Se si parlerà di abuso d’ufficio,però,dovrà aversi la prova dell’interesse del pubblico nel favorire un privato.

Questo ultimo dato,in particolare,è stato sottolineato dall’avvocato Vando Scheggia,secondo il quale l’Università non aveva commesso alcun illecito ma si era solo curata del proprio vantaggio affidando il ruolo di direttore amministrativo rimasto vacante.

Roberta Nardi

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