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29 settembre 2011

Etnomusica del Terzo Millennio in Sicilia

Venerdì 30 settembre, alle ore 17, il Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino” di Palermo ospiterà un ciclo di seminari curati da Sergio Bonanzinga (Università degli studi di Palermo) dedicati agli strumenti musicali e balli del messinese.

Interverranno i musicisti: Giampiero Altadonna (zampogna “a paro”, tamburello, organetto), Rosario Altadonna (costruttore e suonatore di flauti di canna monocalami, bicalami e tricalami), Antonio Bellinghieri (zampogna, tamburello e organetto) e Pietro Giunta (idem), i quali offriranno una dimostrazione del ballittu, una danza rurale originaria dell’area peloritana.

Nella formula del seminario-concerto, che da tempo contrassegna la parte congressuale dei preziosi contributi del docente siciliano, la rassegna vuole esporre una specifica realtà culturale, della tradizione orale isolana, che testimonia la persistenza di un sapere musicale, tramandato di generazione in generazione, sorprendente per la resistenza opposta ai vari regimi economici ed istituzionali, spesso tendenti al disinteresse verso le forme e i contenuti che non rientrano espressamente nei ranghi e nelle dinamiche di “compravendita della cultura”.

La costruzione, la prassi esecutiva e la dimensione performativa verranno perciò illustrate nei loro aspetti teorici, quindi antropologici, storici e sociologici, in relazione all’esecuzione, di cui verrà data una dimostrazione dagli stessi musicisti.

All’interrogativo su quale sia lo stato attuale del “folklore musicale siciliano”, il docente di Etnomusicologia e Antropologia della musica risponde: – la domanda mi viene spesso rivolta da studenti, giornalisti, musicisti, cultori di tradizioni popolari e semplici curiosi.
Per la maggioranza di queste persone la “musica popolare” fluttua in un territorio indefinito che va da una memoria idealizzata (i bei canti dell’ormai estinta civiltà contadina) a una contemporaneità che si declina tra folk revival e world music. Raramente si manifesta la consapevolezza delle dinamiche che fondano la trasmissione dei saperi musicali fuori dai regimi della scrittura (nel senso della tecnologia compositiva), del copyright (il riconoscimento dell’autorialità) e del mercato (la creazione di prodotti esplicitamente destinati alla vendita)-.

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