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27 settembre 2011

Sapienza: dieci anni di scavi nell’Isola di Mozia

Una piccola isola in mezzo ad una laguna; così piccola da non far supporre di aver avuto parte nella storia della grande isola, la Sicilia. Eppure su San Pantaleo, suo nome odierno, i Fenici diedero vita ad una prosperosa colonia. La posizione strategica, circondata dalle acque basse della laguna dello Stagnone, e naturalmente protetta dalla vicina Isola Longa, la resero un obiettivo ambito sia dai Cartaginesi che dai siracusani. Ed è proprio a causa di questi ultimi che Motya venne completamente distrutta e presto dimenticata, per essere poi riscoperta alla fine del secolo scorso.

L’impegno di Lorenzo Nigro, archeologo della Sapienza, che dal 2002 dirige le ricerche archeologiche curando campagne di scavo, di studio e di restauro ha finalmente prodotto i suoi frutti conducendo ad un radicale cambiamento delle conoscenze sull’antica colonia fenicia.

Venerdì 30 settembre, presso l’Auditorium del Museo del Louvre a Parigi, sarà presentata la ricerca relativa ai dieci anni di scavi della Sapienza nell’Isola di Mozia, in Sicilia occidentale.

Le scoperte di Mozia, dal Tempio del Kothon, con il Temenos circolare di 118 m di diametro, al Tofet, alle mura, al Sacello di Astarte, alla Casa del sacello domestico, hanno arricchito le conoscenze sul Mediterraneo antico mettendo in risalto la fitta rete di relazioni tra le culture fiorite in epoca protostorica.

Mozia, che nel VI secolo a.C. divenne capoluogo punico della Sicilia occidentale, è una chiave per risalire alle più profonde radici levantine della cultura punica. La scoperta del Tempio del Kothon all’interno di un grande Temenos circolare, ha rivelato il primo stanziamento fenicio sull’isola.

Ma non è tutto.

Nella campagna 2011 è stato individuato un nuovo edificio di culto caratterizzato dalla presenza delle acque e di resti di animali sacrificati. Nel grande Temenos circolare sono stati rinvenuti anche quest’anno resti umani associati a segnacoli e altre offerte, tra i quali mandibole che potranno essere utilizzate nell’analisi del Dna degli antichi abitanti di Mozia, ricerca portata avanti in collaborazione con il dipartimento di Medicina sperimentale e lo staff della docente Laura Ottini.

L’isola di Mozia si rivela dunque un vero e proprio laboratorio di sperimentazione scientifica di eccellenza della Sapienza, in cui, nella campagna 2011, sono addirittura state avviate le prime prospezioni con il DRONE “GG AFE (Archaeological Flying Eye) 01” e sono iniziati gli esperimenti con i nodi sensori condotti in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria informatica e il dipartimento di Informatica con lo staff della docente Chiara Petrioli.

Margherita Teodori

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