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15 settembre 2011

Umberto Eco rivaluta la figura dell’intellettuale e le facoltà umanistiche

Questa volta a parlare contro il Governo Berlusconi è Umberto Eco, scrittore, filosofo e semiologo bolognese. Da due anni professore emerito, tuona dall’Università di Bologna in un seminario sulla ricerca umanistica, togliendosi qualche sasso dalla scarpa.

Nel periodo storico dove si cerca di far tacere le persone, di inquadrarle verso precisi punti di vista creati con la televisione e i reality, dove si mescola volontà politica con questo potente mezzo di diffusione di idee (qualora fossero idee), il massmediologo punta sull’umanizzazione delle facoltà scientiche, elogiando le facoltà umanistiche che, oltre a vivere nelle fucine del sapere letterario filosofico, apprendono e adottano i mezzi delle nuove tecnologie.

Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio italiano, è secondo l’autore de Il nome della rosa, reo di aver ucciso le facoltà umanistiche e di aver tagliato i fondi per l’università del nostro bel paese.

L’intellettuale lancia anche una provocazione sui poteri forti, precisando che « sono anche le scuole e le università. Sono centri dove si insegnano punti di vista, e dove si insegna poi a criticare quei punti di vista. Ecco perché si sta cercando di uccidere le facoltà umanistiche, mentre bisognerebbe umanizzare ancora di più quelle scientifiche».

Umanisti che “vanno anche usati bene” , secondo Eco. Al centro del seminario ha inoltre esaltato la figura dell’intellettuale e del filosofo, spesso bistrattata e ridicolizzata, per un periodo in cui il maggior numero di occupazione è rappresentato da chi esce dalle facoltà scientifiche.

C’era bisogno di Eco per questa rivalutazione del letterato, quasi come se avessimo assistito ai “100 anni dalla scomparsa del filosofo XY, le sue opere sono state appena rivalutate“. Non c’è bisogno che queste precise figure vengano riscoperte quando esse scompariranno dall’Italia.

Il semiologo lo ha capito, come tanti altri che non si genuflettono alla prevaricazione del dialogo nei salotti televisivi (dove Eco appunto non va), del becero pettegoleccio politico, del ciarpame televiso dei reality, ovvero prodotti confezionati su misura per chi non è abituato a pensare.

Danilo Ruberto

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