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11 ottobre 2011

Il ministro Gelmini apre a 360 gradi sui temi caldi della pubblica istruzione

Il ministro Mariastella Gelmini è intervenuto sulle questioni chiave inerenti al mondo dell’istruzione e sulle polemiche relative ad alcuni episodi che hanno coinvolto il suo dicastero.

Molteplici le questioni affrontate, a partire da quelle legate al caldo autunno di protesta giovanile. A tal proposito, ha lanciato segnali distensivi nei confronti dei ragazzi che hanno espresso il loro dissenso in questi giorni anche se li ha invitati a recedere dalla protesta affermando: “Pronta ad ascoltare i ragazzi, tuttavia difendendo lo status quo scolastico gli studenti difendono una politica egoistica. Facciano loro i valori del merito, coltivino l’eccellenza, altrimenti sono condannati all’impoverimento”

La Gelmini, tuttavia, abbandonando la prudenza, ha lanciato prima un affondo nei confronti di Tremonti, per spiegare le ragioni del determinarsi di una situazione difficile nel mondo scolastico, salvo poi correggere il tiro “Governare coi tagli è la cosa più difficile” ha detto, aggiungendo: “Tagli che ora sono finiti, il ministro Tremonti credo abbia compreso la centralità della scuola e pure sulla ricerca l’ho visto un poco più disponibile”.

Insomma il ministro Gelmini lascia intendere che la causa della situazione economica drammatica delle università e dei tagli strutturali alla scuola pubblica siano da imputare al ministro dell’economia, anche se ora ora il peggio è passato.

Ha poi difeso il proprio operato sostenendo che, le riforme promosse dai precedenti governi non hanno riscosso successo e sono state inefficaci, ponendo come causa delle difficoltà del sistema scolastico anche la crisi economica globale. Lo ha fatto affidandosi a queste parole “Non ricordo standing ovation per le riforme dei predecessori, e oggi viviamo una crisi economica inedita”.

Ha anche rilanciato la sua azione governativa annunciando gli interventi che intende promuovere: “Nel 2012 la pianta organica dei docenti sarà stata ridotta di 80mila unità e lì ci fermeremo. Nella legge di stabilità ci saranno 100 milioni per le borse di studio universitarie, stiamo trovando 400 milioni per l’edilizia scolastica; per gli atenei del Sud c’è un miliardo di ricerca”

Il ministro ha anche commentato le parole di Draghi che invitano ad investire sui giovani e a tal proposito ha dichiarato “Stimo Mario Draghi – aggiunge – ma quando gli ho chiesto di organizzare un incontro con le banche per finanziare il fondo per il merito non lo ha fatto. Tornerò a chiederglielo”.

La Gelimini chiude anche il caso del comunicato sui neutrini liquidandolo come un “incidente”: “Sono stata colpita in ogni modo, e ferita- travolta dalla velocità di internet e dalla replica sbagliata- il secondo comunicato parlava di polemiche strumentali e non erano parole mie. Bastava chiedere scusa, e farci su un po’ d’ironia” e precisa “ So che non esiste un tunnel da Ginevra al Gran Sasso, ho visitato il Cern e non ho visto tunnel. Bastava mettere quella parola tra virgolette e aggiungere tecnologico, ‘il ‘tunnel tecnologico dentro il quale sono viaggiati i neutrini”.

Sugli errori nel concorso per i presidi, invece, il ministro non si capacita dell’accaduto, rifuggendo, contestualmente, da ogni responsabilità diretta rispetto alla vicenda affidandosi a queste parole :“ La commissione che li ha prodotti non l’ho nominata io” ha sostenuto, assicurando di voler intervenire drasticamente : “ Gli autori non saranno retribuiti e l’agenzia che li ha scelti sta valutando se chiedere i danni“.

Volendo sintetizzare, la Gelmini sembra voler in qualche modo tirarsi fuori dal fuoco incrociato, dichiarandosi incolpevole dell’attuale situazione e ammettendo di fatto un commissariamento del ministero da parte di Tremonti. Ella ha posto quindi in evidenza la sua assoluta impotenza nella gestione del dicastero.

Quando ciò accade un ministro serio ha due vie da percorrere se davvero tiene al bene del paese e, nel caso della Gelmini, degli studenti e di tutto il mondo scolastico: chiedere con forza al governo di fornirgli le risorse. La seconda via è quella di mettersi da parte e cedere il passo per manifesta incapacità di gestione. È vero che è esponente di un partito governativo e come tale non può creare la crisi di governo, ma è prima di tutto ministro della Repubblica Italiana e deve dar conto allo Stato, al popolo, e agli studenti del suo operato.

Vincenzo Amone

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