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3 ottobre 2011

La laurea arriva in carcere

La Costituzione è la spina dorsale, la base su cui poggia il nostro sistema democratico. È necessario, per il mantenimento di una società civile, pensare tutte le soluzioni possibili per trasformare in realtà le sue previsioni. Uno degli auspici dell’Assemblea costituente che viene spesso ignorato è quello inerente alla detenzione nelle carceri.

Il ventisettesimo articolo, che recita “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” non trova riscontro nelle condizioni di vita dei detenuti di alcuni penitenziari italiani.

A tenere in considerazione il testo costituzionale sono invece quelle carceri dove vengono organizzate delle attività rivolte alla formazione dei detenuti. Fra questi vi è il Carcere di Ranza di San Gimignano (Siena), dove è stato siglato un accordo con l’Università di Siena.

Questo accordo è frutto del protocollo di intesa stipulato nel 2010 tra il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Toscana, la Regione Toscana, e gli atenei di Siena, Firenze e Pisa, che ha portato alla nascita del ”Polo Universitario Penitenziario della Toscana”.

Martedì 4 ottobre all’interno del carcere di San Gimignano discuterà la tesi il primo laureando, che si è formato grazie alle attività didattiche organizzate dall’Università di Pisa . Il corso da lui scelto scelto è quello in “Storia tradizione e innovazione” della Facoltà di Lettere e filosofia.

I detenuti che decidono di partecipare a questo progetto pagano una contribuzione studentesca agevolata ed uguale per tutti. Questi studenti seguono cicli di lezioni all’interno del carcere, vengono sostenuti da tutor dell’Ateneo e si servono di materiali per la didattica a distanza e di altro materiale tradizionale messo a disposizione dall’Università.

Alessio Testa

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