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5 ottobre 2011

Politecnico di Torino: si va verso l’approvazione del Nuovo Statuto

A Torino, dopo le polemiche scatenate nei giorni scorsi che hanno portato la popolazione studentesca a mettere in atto una singolare forma di protesta, il nuovo Statuto del Politecnico della città sembra ormai cosa fatta.

Il Senato Accademico, prima dell’approvazione nell’ambito della propria sfera di competenza dello strumento di regolamentazione della vita universitaria, aveva promosso un referendum sullo stesso. Consultazione considerata dai promotori uno strumento di partecipazione attiva e democratica. Il referendum, tenutosi il 4 ottobre, ha coinvolto il personale dell’ateneo nella sua interezza ed ha avuto come esito l’appoggio della maggioranza alle nuove norme contenute nel nuovo regolamento di gestione dell’attività accademica. Il 70%, 1.140 votanti su 1.636 aventi diritto, infatti, ha espresso parere favorevole all’approvazione. Votazioni che hanno consentito di accelerare le pratiche che porteranno all’approvazione dello statuto.

Il testo finale poi, secondo le normative vigenti, dovrà essere inviato al Miur. Il ministero procederà alla verifica delle condizioni di validità del documento, come previsto dalla legge 168/89, ed entro sessanta giorni dovrà comunicare all’ateneo l’eventuale richiesta di riesame. Nel caso in cui ciò non avvenisse, il rettore provvederà ad emanare e dunque a rendere effettivo giuridicamente e burocraticamente, lo Statuto.

Cosa cambierà nella gestione del Politecnico? Quali le principali novità introdotte nel nuovo Statuto? Per rispondere a questi interrogativi è opportuno sinteticamente evidenziare le principali modifiche presenti:
L’inclusione nell’elettorato attivo per la scelta del rettore, oltre agli ordinari, agli associati e ricercatori a tempo indeterminato, anche di quelli a tempo determinato, inoltre tutti i voti avranno stesso peso. La composizione del Senato accademico prevederà un alto numero di docenti per fascia (fatto che potrebbe ribaltare gli attuali equilibri) e, unico in Italia finora, una rappresentanza dei precari. Infine i quattro docenti interni, membri del Consiglio di amministrazione, saranno votati (dopo una verifica delle competenze da parte del Senato) da tutti i ricercatori, gli associati e gli ordinari con lo stesso peso.

Resta tuttavia una questione aperta relativa proprio al referendum. Se da una parte il referendum ha visto la partecipazione del personale, non altrettanto si può dire per gli studenti. Ancora una volta, dunque, gli studenti sono stati tagliati fuori dalle decisioni che contano, come se la loro presenza nella struttura universitaria fosse ritenuta poco rilevante.

Ci si dovrebbe ricordare, però, che la popolazione studentesca è parte integrante, è la colonna, la spina dorsale di un ente universitario. Senza studenti il docente non insegna. Senza studenti l’università non ha ragion d’esistere. Si dovrebbe tenere conto del fatto che il sistema universitario si fonda su un rapporto di reciproco scambio tra docenti, studenti e personale tecnico.

Ognuna di queste componenti è fondamentale per mantenere via la struttura. Se uno di questi elementi è tagliato fuori dalla gestione della vita dell’ateneo, sopratutto quando si tratta di questioni come quelle centrali di uno statuto universitario, significa che la democrazia cessa di esistere e si afferma piuttosto un decisionismo autoritario ed elitario, e ciò non può essere tollerato.

Vincenzo Amone

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