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9 ottobre 2011

Trovato a Su Pistoccu lo scheletro umano piu’ antico della Sardegna

9000 anni di storia che pesano, una data che se verrà confermata dagli esami scientifici farà riscrivere la storia sul popolamento della Sardegna. Sono venuti alla luce infatti nuovi resti umani nella località a Sud-Ovest dell’isola sarda Su Pistoccu. Lo scheletro ritrovato è stato ribattezzato Amsicora.

Alla professoressa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Cagliari, il merito dei ritrovamenti dei resti umani fatti a Su Pistoccu, nella marina di Arbus, con la tenacia della collega Margherita Mussi del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università la Sapienza di Roma che da quindici anni collaborano insieme per riscrivere la storia dell’antica popolazione della Sardegna.

Gli scavi hanno ricevuto l’autorizzazione del Ministero dei Beni Culturali con la collaborazione della Sopraintendenza dei Beni Archeologici di Cagliari, a cui si sono aggiunti i contributi della Provincia del Medio Campidano, dell’Università di Cagliari e della Sapienza di Roma.

Potrebbe trattarsi del ”più antico ritrovamento umano in Sardegna nel periodo di transizione tra il Neolitico e il Mesolitico. – ha spiegato la MelisDa subito, dopo aver ritrovato le conchiglie di un corredo funerario abbiamo capito che c’era qualcosa di importante e abbiamo indirizzato le ricerche in un punto ben preciso. E’ stata cosi’ messa alla luce la parte di uno scheletro

La professoressa Sarda ricorda che il sito archeologico era già ben noto e conosciuto. Difatti nel 1985 furono ritrovati alcuni resti umani, in particolare uno scheletro umano di un uomo che ha vissuto circa 40 anni ribattezzato poi Beniamino.

Dobbiamo valutare – spiega Margherita Mussise si tratta di una sepoltura vera e propria oppure di una deposizione funebre di un individuo lasciato in una grotta con una serie di offerte: testimonianza queste di un rito di cui si hanno evidenze nella preistoria più antica”.

Il lavoro dei due docenti è iniziato nella primavera del 2011.

Questa scoperta – ha aggiunto la professoressa Melisha una rilevanza internazionale perché permette di comprendere un aspetto ancora poco conosciuto del primo popolamento della Sardegna: un’isola lontana dal continente che, diversamente dalla Sicilia, non è facilmente raggiungibile e presentava una fauna selvatica caratterizzata da pochissime specie molto particolari‘.

Ora verrà portato avanti uno studio multidisciplinare al fine di acquisire ulteriori informazioni sia sul contesto paleoambiantale che sui rapporti diretti e indiretti con le popolazioni coeve del territorio europeo.

Ad esempio – ha conluso – l’analisi degli isotopi stabili delle ossa, peraltro molto costose, così come la ricerca del paleo Dna, permetteranno di sapere cosa mangiavano, da dove venivano e come si spostavano”.

Danilo Ruberto

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