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24 ottobre 2011

Unibz: Speak truth to power

E’ questo il titolo della conferenza di Marina Pisklakova, ingegnere ed attivista per i diritti delle donne in Russia, che si svolgerà sabato 29 ottobre alle ore 11 presso la Libera Università di Bolzano. Questa donna che vive all’insegna del coraggio civile e della convinzione di poter migliorare il mondo è una dei difensori dei diritti umani presentati nella mostra fotografica organizzata dalla Robert F. Kennedy Foundation ed esposta in Università.

Alcuni nomi dei difensori dei diritti umani ritratti nella mostra suonano famigliari, come il Dalai Lama, Desmond Tutu, Elie Wiesel o Rigoberta Menchù. Altri, come Maria Pisklakova, sono sconosciuti al di fuori del loro Paese. “Speak truth to power” è nato come un libro di Kerry Kennedy con gli splendidi ritratti del Premio Pulitzer Eddie Adams che sono diventati una mostra fotografica itinerante. L’esposizione ha viaggiato in diverse città di quattro continenti, ed ora è approdata alla LUB. “Questa mostra fa conoscere a noi, che viviamo nella sicurezza, esempi di coraggio civile che, anche in considerazione della crisi mondiale, ci danno l’occasione di riflettere sulle nostre personali posizioni e sul concetto di giustizia. Far sentire la propria voce contro l’ingiustizia, invece di tacere, è una possibilità accessibile a tutti”, commenta il rettore della Libera Università di Bolzano Walter Lorenz.

L’incontro con Marina Pisklakova, che fa parte delle lezioni di Etica dello Studium Generale, è aperto a tutti. Nel contempo sarà possibile visitare la mostra fotografica allestita nello spazio davanti all’aula magna. Le immagini rimarranno esposte fino a metà novembre.

Marina Pisklakova è l’attivista leader dei diritti delle donne in Russia. Ha studiato ingegneria aeronautica a Mosca, e nel periodo in cui si occupava di ricerca presso l’Accademia di Scienze, ha scoperto con orrore che la violenza domestica aveva raggiunto proporzioni gigantesche. Grazie ai suoi sforzi, le autorità russe hanno finalmente cominciato ad interessarsi alle violenze domestiche, stimando che, in un solo anno, circa quindicimila donne venivano uccise e cinquantamila venivano ricoverate in ospedale, mentre solo circa un terzo o forse un quinto delle donne picchiate riceveva le cure mediche. Mancava completamente una legislazione in merito a questo genere di abuso e di conseguenza per le donne non esisteva alcuna tutela da parte delle forze dell’ordine, né tantomeno esistevano gruppi di sostegno o organizzazioni cui rivolgersi. Nel luglio del 1993, la Pisklakova ha istituito un servizio telefonico di assistenza per le donne vittime di violenze domestiche, creando anche un centro di ascolto per quelle a rischio.
La Pisklakova ha corso gravi rischi, ma il suo impegno ha salvato numerose vite. Oggi la sua organizzazione ANNA (National Center for the Prevention of Violence) fa parte di un network di 170 unità di crisi tra la Russia e i territori dell’ex Unione Sovietica.

Per saperne di più: http://www.rfkennedyeurope.org/it/progetti/speak-truth-to-power/defenders/rfk/europe/marina-pisklakova.html

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