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13 ottobre 2011

Università Bocconi: inaugurata la cattedra in Entrepreneurship

Martedì scorso(11 ottobre), presso l’Università Bocconi è stata inaugurata la cattedra in Entrepreneurship istituita grazie a una donazione a titolo personale, di 3 milioni di euro, da parte dell’ing. Carlo De Benedetti, che intende onorare la memoria del padre Rodolfo attraverso “un atto filantropico a ricordo delle capacità e degli insegnamenti impartitigli, che sono stati alla base della sua stessa crescita professionale e del suo percorso imprenditoriale”.

Ciò consentirà –come spiega il rettore della Bocconi, Guido Tabellinidi reclutare un altro professore ordinario sul mercato internazionale, incrementando uno sforzo che, solo negli ultimi due anni, ha già portato a Milano 27 docenti con esperienza internazionale. Nel nuovo mercato globalizzato della formazione individuare e attrarre i talenti migliori è compito fondamentale di una research university. Quando si offrono un ambiente scientifico vivace e internazionale, e condizioni di lavoro in linea con le migliori università internazionali, l’Italia torna ad essere attrattiva”.

All’inaugurazione oltre al rettore dell’Università Bocconi, Guido Tabellini e al presidente Mario Monti, che ha dedicato un ricordo personale a Rodolfo De Bendetti era presente anche il figlio Carlo che nel ricordare la figura del padre ha rivolto un messaggio di speranza ai giovani: “Fare gli imprenditori è difficile in tutto il mondo. In Italia la situazione è resa ancor più complicata da un contesto fatto di leggi spesso incomprensibili, infrastrutture gravemente lacunose e politica assente se non contraria e soprattutto vi è una politica debole che non riesce a fare le grandi riforme di cui questo Paese ha bisogno. Una politica timorosa, che non sa guardare oltre il tornaconto elettorale suggerito da questo o quel sondaggio e rinvia ogni decisione per non scontentare nessuno. Io resto convinto che, anche nella nostra vecchia Europa, i governi possano fare molto per aiutare i paesi a riprendere la via dello sviluppo.
Ad esempio –spiega- con riforme come l’aumento dell’età pensionabile, lo spostamento del peso fiscale dal lavoro e dall’impresa ai patrimoni, la liberalizzazione degli ordini professionali.
Ma anche la creazione di un ambiente più favorevole all’affermarsi dello spirito imprenditoriale è un assetto essenziale per lo sviluppo: abbattendo per esempio la burocrazia che oggi si impone come una vera e propria barriera all’ingresso per le nuove imprese oppure investendo appunto in formazione economica e d’impresa.
Non si tratta solo di favorire la crescita economica, si tratta di alimentare in modo sostanziale il progresso sociale e morale di una nazione e di un continente. Non è un caso se l’Unione europea ha più volte riconosciuto l’importanza che l’imprenditorialità riveste nella definizione stessa dell’Europa
“.

Mi diceva, mio padre: -ricorda De Benedetti“Non basarti sui conti che ti porta il ragioniere, guarda solo i saldi delle banche. Se il saldo positivo si è incrementato vuol dire che hai guadagnato, se è diminuito vuol dire che hai perso. Tutto il resto sono diavolerie”.
In lui ricordo la ferrea volontà di costruire e ricostruire, di fare impresa, di creare ricchezza, di migliorare le condizioni di vita proprie e della comunità in cui viveva.
L’affievolirsi in Italia di questo spirito di iniziativa deve necessariamente attrarre l’attenzione di chi ha davvero a cuore il futuro del nostro Paese. E se la politica è assente, l’iniziativa deve partire da qui, da queste aule, dalla società civile.
La forza creatrice dei nuovi imprenditori dei Paesi emergenti ha dimostrato, in questo primo decennio del nuovo secolo, che le previsioni dell’ultimo Schumpeter di una crisi irreversibile delle risorse imprenditoriali erano errate. La spinta dell’impresa continua a produrre sviluppo in giro per il mondo, anche se la civiltà borghese dei tempi dei Buddenbrook è scomparsa da un bel pò

E’ tempo che quella spinta torni ad essere vitale anche da noi.-conclude- Per questo siamo qui.Per aiutare a rendere di nuovo fertile il terreno comune, in modo da consentire a nuove imprese e nuove iniziative di poter germogliare; per dare un contributo, attraverso l’affermarsi di una nuova imprenditorialità, alla rigenerazione, non solo economica, ma anche civile e morale, del Paese.

E’ un modo, anche questo, per non rassegnarci a un lento e insopportabile senso di declino”.

Dora Della Sala

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