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28 novembre 2011

A Bologna si parla di psichedelia

Ormai è passato parecchio tempo, ma anche a distanza di quasi mezzo secolo elementi della cultura psichedelica fanno capolino, di tanto in tanto, nelle opere degli artisti contemporanei, soprattutto in campo musicale: spesso si tratta di scopiazzature maldestre, fatte al solo scopo di darsi un’aria vintage, talvolta di omaggi magari sinceri ma superflui, raramente di rielaborazioni davvero personali e degne di nota. Proprio dell’arte e della cultura psichedelica si occupa il libro “Electrical Banana” (il titolo è preso dalla canzone di Donovan “Mellow Yellow”, uno dei grandi classici degli anni ’60), scritto da Dan Nadel e Norman Hathaway, che sarà presentato martedì 29 novembre alle 18.00 alla libreria Coop Ambasciatori a Bologna.

Certo, guardandola con l’occhio dell’osservatore contemporaneo, è fin troppo facile considerare la cultura e l’arte che hanno contraddistinto la seconda metà degli anni ’60 come qualcosa di irrimediabilmente datato, buone al massimo per i nostalgici più irriducibili: tuttavia è innegabile che l’arte psichedelica abbia lasciato un segno profondo non solo nella cultura, ma anche nel costume e nell’immaginario collettivo. Dal punto di vista della popolarità (non del valore intrinseco delle opere, sul quale ognuno ha legittimamente una propria opinione) si tratta senz’altro di uno dei movimenti artistici più significativi del dopoguerra, anche per la vastità degli ambiti che ha abbracciato: dalle arti figurative alla moda, fino ad arrivare alla musica, senza dubbio il campo artistico in cui la psichedelia ha ottenuto i suoi successi più grandi. I dischi dei musicisti più famosi di fine anni ’60, americani (come Jimi Hendrix, i Doors, i Grateful Dead e i Jefferson Airplane) e inglesi (Beatles e Pink Floyd su tutti), vengono infatti citati ancora oggi come alcune tra le cose migliori di tutta la storia del rock, e anche band meno famose come i Quicksilver Messenger Service e i 13th Floor Elevator godono tuttora di un buon seguito tra gli appassionati. Va ricordato, inoltre, che le diverse forme d’arte in cui prese piede il fenomeno psichedelico non rimasero mai distinte l’una dall’altra, anzi: infatti, quando si pensa alla psichedelia applicata, per esempio, all’arte figurativa, la prima cosa che viene in mente sono le copertine dei dischi e i manifesti dei concerti. Un discorso simile si potrebbe fare per la moda e per altro ancora, e si può ben dire che questo legame così stretto tra le varie forme artistiche sia uno dei motivi che stanno alla base della popolarità così duratura del fenomeno psichedelico.

Il libro di Nadel e Hathaway ripercorre la storia del movimento psichedelico, e lo fa attraverso le testimonianze e i contributi di alcuni degli artisti più importanti dell’epoca: si va da Marijke Koger, che disegnò alcuni dei vestiti dei Beatles, a Martin Sharp, autore della copertina di “Disraeli Gears” dei Cream, passando per Heinz Edelmann, illustratore e art director del film “Yellow Submarine”, Mati Klarwein, che ideò per Miles Davis la famosissima copertina di “Bitches Brew”, ed altri ancora. Proprio in apertura del libro c’è poi un’intervista a Paul McCartney, che con i Beatles è stato senz’altro uno dei protagonisti di maggior successo del periodo psichedelico.

Alla presentazione del libro interverranno Alberto Ronchi, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, e Andrea Albertini, presidente di Damiani editore, che ha pubblicato il volume in Italia.

Andrea Mari

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