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21 novembre 2011

Harvard e le ricerche?

Cominciamo nel dire che se si è disordinati nella vita quotidiana di tutti i giorni,cioè quel che concerne l’atto pratico: dal mobilio all’abbigliamento,sappiate che lo si è anche in tutto ciò che trascende i momenti pratici della vita, ovvero, nei rapporti sociali e persino in amore.
Quindi il primo mito da sfatare è che per natura non si può essere disordinato nella quotidianità e ordinati nella vita.

Si è l’uno e l’altro insomma. Molto difficile che un preciso funzionario d’appartamento abbia disordini di ordine affettiva e sociale. Sicuramente le inclinazioni al mito sono diverse, e mi si lasci passare la parola mito, soprattutto in una dimensione cosi esplicita: se ci si riduce ai quei momenti confusi, lenti e disordinati, in quell’ istante in cui non si trova la roba perchè sepolta da altra roba, è colpa delle scelte continue che dobbiamo affrontare.

“il cervello non è adatto a prendere tante decisioni insieme”dice Douglas Merril. “quando possiamo decidere tra diverse opzioni,perdiamo l’orientamento e non sappiamo più che cosa fare. Spesso non scegliamo la più efficace,ma la più familiare. E quando dobbiamo decidere tra possibilità nuove,ci capita di cambiare continuamente idea”.

Cosi continua il dott.Merril: ”E pensare che i ricercatori di Havard hanno fatto un esperimento su un gruppo di studenti che va in biblioteca a studiare. Per strada trovano un volantino che pubblicizza un reading di poesia vicino a un bar: una parte di loro cambia idea e decide di andare ad ascoltarlo. Prima di arrivare al caffè trovano,però,un altro volantino e scoprono che nella piazza c’è un concerto di un gruppo rock famoso.

Alcuni preferiscono andare a vederlo. Altri, e questa è la parte più interessante, decidono di tornare sui propri passi e andare in biblioteca.

Il cervello è stressato da troppe opzioni e torna alla prima scelta. Il problema non è capire se è giusto andare al concerto,in biblioteca o al reading,ma perché siamo cosi confusi”
Come difendersi?
“ già sapere che il cervello può essere fuorviato è un primo passo. Una strategia è individuare quali sono le priorità”. Facile a dirsi e in pratica come si fa?
“basta immaginare le opzioni e visualizzare le conseguenze. O chiedere un parere a chi ha un esperienza molto differente dalla vostra: confrontarsi con chi pensa in modo diverso aiuta a individuare in modo più preciso (ed emotivamente più neutrale) gli obiettivi”.
(…)

Bene,un particolare spunto da parte dell’autore di questo articolo sorge indomato: tenendo conto dell’analisi del dott.Merril e dei ricercatori di Harvard, ci si rammenta di alcuni esperimenti effettuati sulle scimmie,in Kansas,esattamente nel secondo dopo guerra,le quali bestie furono tenute sottosservazione rispetto ai diversi imput di “scelta” che lo scienziato gli poneva.

Attenzione la scelta era primordiale,si parlava di decidere se prendere una banana o della carne. Sarà anche che nell’evoluzione l’homo sapiens sapiens abbia sviluppato capacità cognitive e intellettive che lo differenziano da ogni altro essere vivente,ma come non dimenticare che quell’evoluzione li affonda proprio nell’animale scimmia.

Rendendo più semplice la comprensione ,credo che l’approccio di stampo illuministico-hegeliano da parte della ricerca abbia del tracotante rimorso d coscienza. Forse,non basterebbe che de-pensare alla scelta come impulso cerebrale e dar vigore alla propria istintività.

È proprio il continuo malinteso,quell’equivoco naturale che si crea nel gap della scelta. Alla fine ,sopra citando, si tratta di un reading,di una biblioteca o di un concerto. Non di vite umane. Mi chiedo se la superficialità della modalità e dei campioni affrontati non abbia un riscontro con la medietà in cui il nostro pensiero va evolvendosi.

Non èl’indicibile forza di una scelta di cuore che fa bando della saggezza,ovvero la logica di una scelta? Lo stesso Erasmo da Rotterdarm avrebbe dello sconcerto,lui promoveva che quell’uomo capace di riservarsi ogni saggezza,con l’unica conseguenza di rendere la vecchiaia un affare di sillabe.

Potrei camminare per strada prendere un volantino e immaginare quali conseguenze comporterebbe andare al reading piuttosto che in biblioteca? ( forse il reading avrebbe più insegnamento,di un libro stampato).
Anche la retorica di un antitesi scientifica presuppone una scelta,ma come essere indifferente a temi in cui l’obiettivo viene prima della vita?
Come dire, una babele ordinata ed un confusione pre-meditata.

Mauro Racanati

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