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15 novembre 2011

Pagare le tasse universitarie per l’istruzione o per l’Unibo store?

I giovani dei collettivi studenteschi di Bologna si sono incontrati mercoledì 9 novembre davanti al negozio dell’ateneo che vende gadget quali felpe, t-shirt e tazze con lo stemma dell’università.

Il motivo che ha spinto i giovani a inscenare questa rivolta simbolica è stato il marketing che gira attorno a questi prodotti che niente hanno a che fare con il servizio che gli studenti pagano. Le tasse universitarie sono destinate a una buona istruzione e non devono essere utilizzate per la produzione di materiale al solo scopo di fare pubblicità all’università più antica d’Italia.

La protesta è stata organizzata da Cua -Collettivo universitario autonomo di Bologna-, del quale erano presenti pochi membri, circa una ventina di studenti, con un unico slogan tra i denti: “Riprendiamoci l’università, i soldi e le nostre vite”.

Dopo circa un quarto d’ora gli universitari sono stati allontanati dall’Unibo store e si sono spostati davanti all’ateneo con un banchetto ricco di volantini e hanno organizzato un pranzo sociale, in attesa della grande manifestazione che si è tenuta venerdì 11 novembre al grido di “Occupy the world”.

Questa forma di pubblicità della griffe dell’ateneo non riguarda solo Bologna. Infatti è tra le dieci città in tutta Italia che hanno aperto, al loro interno, negozi di merchandising. Ma la capitale romagnola non si accontenta di un unico store, ma fa doppietta: uno è destinato al personale docente e agli studenti e un altro è per i turisti in visita.

Alice Dalla Vecchia

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