• Google+
  • Commenta
18 novembre 2011

UNIBO: Scienze della Formazione tappa del Festival La Violenza Illustrata

  Per tutto il mese di novembre fino al 3 dicembre sarà in primo piano il Festival – La Violenza Illustrata. Dalla violenza si può uscire, dal suo ciclo si può scappare!Da anni la Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna, insieme all’UniBo e ad altre realtà locali, organizza seminari ed iniziative di riflessione politica e giuridica sulla violenza contro le donne, per combatterla e coinvolgere sempre di più la cittadinanza, gli echi risuonano in tutta la rete nazionale mobilitata.

C’è un limite di sopportazione e si può fuggire anche prima di valicarlo! Questo afferma e racconta con forza l’immagine scelta per la sesta edizione della rassegna. Il programma completo dell’evento contempla molti approdi (presentazioni, conferenze, cineforum), culminando il 25 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

In occasione di questa ricorrenza, la Facoltà di Scienze della Formazione di Bologna ha invitato, per giovedì 24 Novembre, la sociologa Federica Santangelo, introdotta dalla pedagogista Manuela Gallerani, a tenere una lezione sulle disuguaglianze di genere e legame con il partner violento, ripercorrendo gli studi fin qui consolidati.

Qual è l’importanza dell’attenzione prioritaria rivolta al problema della violenza, ed il valore formativo e simbolico del fatto che l’università dia il proprio sostegno e faccia sentire la propria voce nell’affrontare un problema che riguarda tutti da vicino e che spesso passa proprio per la conoscenza?

I live in a world where two truths coexist: where both hell and hope lie in the palm of my hand scrive Alice Sebold in Lucky, autobiografia di una violenza carnale.
Ed è proprio così: viviamo in un mondo diviso, in cui la guerra tra i generi è tanto radicata quanto sottaciuta. Perchè la storia della violenza degli uomini è una guerra che purtroppo viene catalogata come fatto di cronaca spesso legato alla paura di vivere in città insicure, magari abitate da numerosi stranieri.

La solita caccia all’extraneus: il nemico pericoloso concepito fuori dai confini sicuri e controllati; da abbattere perchè ha invaso il territorio che va a coincidere con il corpo della donna. Ma il corpo della donna appartiene alla donna e a nessun altro, dunque non è affatto spazio demaniale.
Non solo, per disvelare una verità ignorata basta leggere le statistiche che non stupiscono nessuna donna: la maggior parte delle violenze sono perpetrate in famiglia e nelle relazioni di intimità.

Attenzione, non si tratta di una tautologia, bensì di uno spostamento radicale di punto di vista: smettere di trattenere il rapporto violento all’interno di logiche private impedisce di circoscrivere la portata del fenomeno relegandolo a dinamica personale e insindacabile, perchè la violenza è un carico pubblico, politico, che coinvolge la responsabilità di ogni soggetto e marca una disfunzione sociale, non solo psicologica.

Dove si radica il male? La dipendenza tossica? Insomma, perché alcune donne restano con loro? Questo è l’interrogativo che tratterà Federica Santangelo. Certo è che esiste l’ombra proiettata dal legame insospettabile tra amore e violenza come lo ha definito Lea Melandri (v. Amore e violenza, Bollati Boringhieri, 2011 presentato a Bologna, disponibile il video della conversazione).

Occorre perciò continuare ad indagare, con consapevolezza e volontà di cambiamento, assunte come necessità collettive e sociali, le origini stereotipate che ancora oggi influenzano l’immagine della maschilità e della femminilità, e cosa si innesca a livello più profondo nella relazione tra i due sessi.

Quando si parla di violenza non si fa riferimento solo alla violenza fisica, ma anche a quella psicologica, perchè non esiste violenza fisica senza violenza psicologica. Entrambe sono modificative; il loro carattere distruttivo fa paura anche a chi non le subisce direttamente e produce un ulteriore effetto lesivo: la c.d. vittimizzazione secondaria, che consiste nel ritenere la donna maltrattata in parte coresponsabile per il fatto di non essersi sottratta.

Questa rappresentazione della realtà è ormai inaccettabile perchè ribalta i termini e le proporzioni: va fatto ordine, mettendo al centro la responsabilità inescusabile del perpetratore di cui siamo tutti vittime. Siamo abituati a parlare o sentir parlare di Welfare come quantità di servizi e diritti; di Difesa come capacità di armarsi e militarizzare, di Amministrazione come assetto gerarchico e istituzionali; e fingiamo di non sapere che il benessere delle persone non si misura con prodotti e organizzazione, piuttosto è definito dalla qualità delle relazioni, dalla cura dello spazio abitato, dalle risonanze con un ambiente che dovremmo ormai concepire cosmopolitico come suggerisce l’epistemologa belga Isabella Stengers, condiviso anche con i migranti.
Questo significa essere in sicurezza e in salute. E questa cura del mondo spetta a donne e uomini, consapevoli che nulla è neutro.

Oltre a studiare la filosofia dei risalenti contratti sociali di Hobbes, Rousseau, Rawls et cetera, è tempo di rifondare un approccio contrattualistico che tenga conto del significare della differenza primaria, quella tra donne e uomini appunto, attraverso un confronto critico e una negoziazione costanti, che garantiscano e valorizzino la libertà, avvantaggiati dalla disponibilità di un sapere femminile sistematico e dalla pratica potente dell’arte: non a caso dal 16 al 30 novembre sarà ospitata, nell’atrio della facoltà, l’installazione DOMESTIC(H)ATED dell’artista GRAZIOSAEGARBATA.

Soprattutto è grande il debito di riconoscenza verso la preziosità dell’azione concreta e ventennale della Casa delle Donne che offre, ancora una volta, anche all’Alma Mater, a maestranze e a studenti e studentesse, gli strumenti per conoscere e cooperare.

Laura Testoni

Google+
© Riproduzione Riservata