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7 dicembre 2011

Il nuovo statuto dell’Alma Mater diventa realtà

Sembra proprio che non ci siano più ostacoli per l’approvazione del nuovo Statuto dell’Alma Mater. Dopo le critiche e i dubbi espressi dal Ministero dell’Istruzione, gli organi accademici dell’Unibo sono pronti a dare il via all’approvazione della carta costituente tanto voluta da Dionigi e richiesta dalla riforma Gelmini.

Dall’anno accademico 2013-2014, quindi, spariranno le Facoltà, per dare spazio alle 11 Scuole e ai 33 Dipartimenti. Tutto ciò, in realtà, non muta per nulla la vita degli studenti, poiché i corsi di studio sono stati già varati per il prossimo anno e non subiranno cambiamenti.

Diversamente, invece, il nuovo statuto colpirà gli attuali presidi delle facoltà e il personale amministrativo. Infatti, entro il 30 gennaio si dovrà procedere all’elezione dei nuovi direttori dei dipartimenti, con relativo passaggio di consegne con gli attuali presidi, che avverrà soltanto a Giugno del prossimo anno, essendo, questi ultimi, riusciti ad ottenere una proroga ai loro incarichi. Per tutti, quindi, ci sarà l’opportunità di sfilare dinanzi al Presidente della Repubblica Napolitano, all’apertura dell’anno accademico, che si celebrerà proprio il 30 gennaio prossimo.

Se, arrivati a questo punto, nessuno si aspetta brutti scherzi dagli organi accademici, per l’approvazione dello statuto, non mancano le critiche di chi, ringalluzzito dai dubbi mossi dal Ministero, non ha mai smesso di manifestare il proprio dissenso verso questa riforma dell’Alma Mater. I docenti, da sempre contrari alla riforma Gelmini, infatti, hanno attaccato lo statuto affermando che ci si trova di fronte ad una modifica che “ridisegna un’università di stampo dirigistico e oligarchico, dove pagano di più i tecnici e amministrativi e precari”.

Come detto nei giorni scorsi, una prima vittoria è stata ottenuta dal comitato intersindacale, il quale, incassato il sostegno del ministero circa l’impossibilità, voluta da Dionigi, per i rappresentati sindacali di far parte degli organi accademici, rincara la dose, criticando, in maniera abbastanza opinabile, anche le pari opportunità nell’elezione del senato accademico (lo statuto prevede la possibilità di invalidare la seconda preferenza se nella scheda non sia espressa una preferenza maschile e una femminile).

In merito a ciò e anche ad alcune indicazioni arrivate dal ministero, Dionigi ha scelto la linea dura, non assecondando molte delle richieste fatte e reclamando a sé ogni decisione a riguardo. Le stesse pari opportunità saranno mantenute così come la consulta del personale tecnico e amministrativo.

Si lascia ben intendere, quindi, che la riforma non può più essere rimandata e che tutto il possibile è stato fatto per venire incontro alle parti in causa. Ora, tralasciando i tecnicismi, sarà importante attuare una rapida riorganizzazione dell’intero Ateneo, che si appresta a essere stravolto dal nuovo statuto, cercando di bilanciare e ridefinire le nuove posizioni di potere, iniziando con la nomina dei direttori dei nuovi dipartimenti, prevista per il 30 gennaio.

Francesco Pandolfi

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