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4 dicembre 2011

Sinistra e storia contemporanea a Bologna

Che la storia contemporanea debba essere studiata a scuola, perlomeno durante l’ultimo anno delle superiori e, per chi intraprende un percorso di studi umanistici, all’università, viene dato ormai per scontato da tutti: nessuno si sognerebbe di dire che non è necessario conoscere quanto è successo durante il ‘900, e anche se il più delle volte alle superiori la storia più recente viene studiata poco e in maniera poco approfondita, nessun professore serio penserebbe di escluderla dal proprio programma.

Quello che molti non sanno, però, è che lo studio sistematico della storia contemporanea è una conquista recentissima, ed è il risultato di un percorso faticosamente intrapreso da un manipolo (ingrossatosi col passare degli anni) di studiosi subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Dei problemi che la storia contemporanea ha dovuto affrontare per imporsi, nel dopoguerra, come disciplina autonoma e degna di considerazione, si parlerà lunedì 12 dicembre in un seminario intitolato “La storia a sinistra nel secondo dopoguerra” che si terrà, a partire dalle 17, presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna, nella sede di Strada Maggiore 45 (per la precisione nell’Aula Arturo Carlo Jemolo). A discuterne saranno i professori Alberto De Bernardi e Paolo Pombeni e Gilda Zazzara, ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e autrice del libro “La storia a sinistra. Ricerca e impegno politico dopo il fascismo”, che a dispetto del titolo poco accattivante, racconta in maniera originale ed interessante come nacque, nel nostro Paese, la storia contemporanea, e il ruolo svolto in questo processo dalla sinistra italiana.

Scorrendo le recensioni apparse sui giornali “moderati” o di centro-destra (“Corriere della Sera”, “Libero” e “Il Giornale”), sembra di capire che il libro della Zazzara (studiosa ritenuta politicamente vicina al centro-sinistra) dimostri come, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la storiografia italiana sia di fatto diventata un feudo del PCI: la questione, al di là delle semplificazioni giornalistiche (poco importa se interessate o no), è in realtà molto più complessa. È senz’altro vero che gli storici di sinistra, spesso militanti del Partito Comunista, furono tra i più convinti sostenitori della necessità di dare dignità accademica alla storia contemporanea, ed è altrettanto vero che il loro essere contemporaneamente scienziati e militanti politici li portò spesso su posizioni settarie e smaccatamente filosovietiche, a tutto scapito dell’onestà della ricerca storica (anche se Giovanni Scirocco, allievo del famoso storico socialista Gaetano Arfè, tiene a precisare che si trattò, in quasi tutti i casi, di grandissimi storici). Ma è anche vero che questi storici, prima di ottenere delle cattedre universitarie, dovettero faticare non poco e lavorare per anni in istituti extra-accademici, mentre altri storici di diversa area politica (cattolica, ma non solo) venivano assunti senza problemi dagli atenei italiani. La conventio ad excludendum fu dunque, per usare un termine oggi molto in voga, bipartisan.

Libro interessante, quello di Gilda Zazzara, così come si preannuncia interessante il seminario che si terrà il 12 a Scienze Politiche: per chi vuole saperne di più sulla storia contemporanea, varrà senz’altro la pena di farci un salto.

Andrea Mari

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