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30 dicembre 2011

Stage in the UK: il lavoro gratis è anche oltremanica

Guai a chi pensava che lo stage non retribuito era solo un’anomalia italiana, cercando nell’espatrio il successo retribuito tanto sperato.
Guai, perchè il lavoro non retribuito è diventato un cancro dilagante e in tempi di crisi non può che peggiorare. A dimostrarlo sono i dati che arrivano dal Regno Unito, dove la parlamentare laburista Luciana Berger ha presentato una ricerca che riguarda 34 organizzazioni finanziate dal Ministero della Cultura, media e sport.

Sono 884 i tirocinanti a costo zero presenti fra le istituzioni culturali e sportive finanziate dallo stato. 884, nonostante il vice primo ministro Nick Clegg si sia sempre opposto a tale sfruttamento (non solo nel pubblico, ma anche nel privato) criticando apertamente “un sistema che da sempre non favorisce la mobilità sociale – afferma il vicepremier, che continua – I giovani vanno pagati almeno il minimo del salario, così avranno la possibilità di entrare anche quelli che provengono dalle famiglie meno abbienti”.

Viene evidenziato così un sistema classista, che non permette a coloro che provengono dalle famiglie meno abbienti di farsi un’esperienza tangibile, oltre che avere l’opportunità di inserirsi in un mercato del lavoro sempre più chiuso e problematico.

Che il sistema sia chiuso anche nella terra dei diritti civili, lo dimostra la fitta rete di raccomandazioni presente sull’isola della Regina. Raccomandazioni di cui ha usufruito lo stesso primo ministro Cameron, che da stagista usufruì delle amicizie del padre, e che oggi si dissocia dall’intervento di Clegg.
Diventa così scontato che le famiglie importanti potranno non solo permettersi dei figli in età adulta che non lavorano, ma li potranno anche inserire in un sistema che gli garantirà una futura occupazione.

Già ad aprile scorso il vice premier aveva alzato la voce, invitando i datori di lavoro a “smetterla con i tirocinanti gratuiti” utilizzando anche le parole “classe media con i gomiti appuntiti”, così da poter anche risolvere, di conseguenza, il sistema classista di selezione.

Ma in tempi di crisi, anche le migliori intenzioni lasciano il posto agli affari, e così anche lo stato si rivolge al popolo dei non pagati. Le prime a farne uso sono state le Tate Galleries, che ogni anno offro lavoro non retribuito a 120 ragazzi; ma nella lista presentata da Berger c’è anche il National Museum of Science and Industry con 89 unità e la Olympic Delivery Agency con 21. Solo 5 musei in tutto l’isola sono riusciti a non sfruttare nessuno, tra questi spicca il noto British Museum.

Ma l’allarme è anche verso quei settori del design e del digitale che in un anno hanno aumentano l’impiego di stagisti, per questo ha detto Luciana Berger il tirocinio non pagato limita le opportunità di coloro che non possono permettersi di lavorare gratis ed è anche un danno alla creatività, perché permette di avere una carriera a un solo tipo di persone. Quindi è vitale che il governo per primo offra, ovunque sia possibile, il salario minimo nazionale“.

Paesi che vai, punti di vista che trovi. Considerato che questi numeri qui, in Italia, fanno impressione per le loro dimensioni ridotte, talmente siamo abituati a pensare che il lavoro non retribuito sia normale.

Irene Cassaniti

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