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11 gennaio 2012

Amianto all’Università di Padova: la Procura indaga

Trasloco. Una cassa scivola, si rompe e il suo contenuto si riversa al suolo. Un banalissimo intoppo, si dirà.
Banale se non fosse per un paio di dettagli tutt’altro che trascurabili.

Uno, la cassa in questione contiene materiale ad alta percentuale di amianto. Due, l’incidente ha per cornice un’università pubblica, ovvero l’Università di Padova.

Teatro di questo giallo tutto italiano l’area degli Istituti di via Marzolo, abitualmente frequentata da centinaia tra studenti e professori.
Ma procediamo con ordine.

Tutto ha inizio lo scorso 12 ottobre quando gli operai di una ditta di traslochi, la Italmaceri di Padova, stanno svuotando, su incarico del direttore della struttura, il professor Antonio Scipioni, un magazzino del dipartimento di Processi chimici dell’Ingegneria.

Il magazzino contiene del vecchio materiale di laboratorio da smaltire.
Sono passate da poco le 13, uno degli operai perde al presa, la cassa cade e si apre, rovesciando al suolo grossi pezzi di circolari di metallo, che si frantumano immediatamente all’impatto. Il tutto sotto l’occhio sorpreso di decine di testimoni.
Accorsi sul posto, studenti e professori si accorgono subito che il materiale fuoriuscito è pericoloso.
Poche ore, però, e tutto sembra essere tornato sotto controllo.

Il giorno dopo l’Ateneo minimizza. Non c’è pericolo.
Ma siamo solo alle battute iniziali. Sì perché non passa neppure un mese che il Corriere del Veneto viene in possesso di alcune testimonianze dell’incidente.
Fotografie che lasciano poco spazio a dubbi e speculazioni varie.
Negli scatti compare, infatti, un grosso oggetto metallico, probabilmente i resti di un forno, appoggiato su un tavolino all’aperto, completamente sbriciolato.

Le novità, però, non finiscono qui. È il mese di dicembre, infatti, quando si viene a sapere dell’esistenza di una relazione riservata, indirizzata ai vertici del Bo in data 13 ottobre, in cui Claudio Bedin, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell’Ateneo, dichiarà per la prima volta che il materiale rovesciato “è ad elevata probabilità amianto”, aggiungendo che il personale è intervenuto sul posto “privo di qualsiasi dispositivo di protezione e noncurante delle norme di protezione e prevenzione sul trattamento dell’amianto” (indiscrezioni parlano di operazioni di bonifica effettuate con uno straccio di carta, pezzi buttati dentro un sacchetto di plastica, nuvola di polvere sollevata in aria).

Fine della storia? Manco a dirlo!

Come se il quadro non fosse già sufficientemente fosco, ecco che salta fuori qualcosa di ancora più grave: la Italmaceri, la ditta incaricata del trasloco, non è in possesso delle autorizzazioni richieste per la bonifica dell’amianto.

I vertici dell’università si chiudono in un improvviso mutismo, che si interrompe solo il 27 dicembre con la replica secca, quasi stizzita di Massimo Riolfatti, delegato alla sicurezza del Bo, che tuona: «Nessun incidente, farò un’indagine interna per capire chi mette in giro simile notizie».

Più pacato, invece, il commento del direttore del dipartimento, Antonio Scipioni, il quale precisa: «Vero, l’incidente con l’amianto c’è stato ed è stata colpa della società di facchinaggio, ma nessun rischio è occorso ai presenti. Siamo intervenuti subito a regola d’arte, chiamando Usl e Arpav».

Eppure qualcosa non quadra.

L’Arpav, intanto, nega ogni responsabilità, sostenendo di essere stata avvisata dell’incidente solo il 14 ottobre (per giunta da un testimone).

Passa qualche giorno e proprio il tecnico che ha firmato la relazione, Claudio Bedin, viene trasferito in una sede distaccata.

Coincidenze, sembrerebbe.

Così come sembrerebbe una coincidenza il fatto che la Italmaceri, dal 1 gennaio 2012, abbia annunciato un inatteso cambio di denominazione e di ragione sociale.

Anno nuovo vita nuova! Auguroni, Excel Servizi Srl!

Di ombre insomma questa storia ne ha davvero parecchie. Forse troppe perché si possa far finta di niente.

Palla quindi alla Procura, che, acquisito tutto il materiale (articoli, foto, relazione riservata) finora prodotto, ha subito aperto un’inchiesta.

Al pm Federica Baccaglini il compito di far luce su quest’ennesimo giallo dell’omertà.

Matteo Napoli

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