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6 gennaio 2012

Auguri, Professore! Gli 80 anni di Umberto Eco.

«L’intellettuale vivente più conosciuto del pianeta». Un biglietto da visita del tutto invidiabile ma meritatissimo, quello che Paolo Fabbri, uno dei più grandi semiologi al mondo, estrae per presentare Umberto Eco, che oggi festeggia il suo 80esimo compleanno.

Nato ad Alessandria ma bolognese di adozione, arrivò nella città felsinea nel 1971 per insegnare al DAMS. Nonostante la sua fama di studioso, all’epoca fu accolto con diffidenza, «come portatore di una certa cultura milanese che veniva ad interferire con la tradizione universitaria bolognese», come ricorda Francesco Marsciani, ora docente all’Alma Mater dopo essere stato uno degli studenti a frequentare il primo dottorato in Semiotica, attivato proprio da Eco a Bologna negli anni Novanta.
Non è tuttavia dovuto passare molto tempo perché il professore conquistasse il cuore dei bolognesi, universitari e non: è infatti docente insigne dell’Alma Mater Studiorum, tra i fondatori del DAMS, ideatore del corso in laurea di Scienze della Comunicazione, professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici.

Umberto Eco vanta un curriculum vitae non indifferente: è professore, romanziere, linguista, semiologo, giornalista, flautista, editorialista per la Bompiani, collezionista di volumi, collaboratore televisivo, impegnato politicamente a sinistra. Inoltre, contiamo ben trentotto lauree Honoris Causa e diciotto premi letterari.

Per festeggiare il compleanno, la casa editrice Baskerville offre un ebook gratuito da scaricare dal suo sito: “Fenomenologia di Umberto Eco” di Michele Cogo , un saggio sulla figura di Eco come mito dell’intellettuale contemporaneo. L’introduzione è stata scritta da Paolo Fabbri, che spiega quanto sia stata importante l’azione operata dal professore: nell’ambiente culturale italiano, ancora così legato agli anni Cinquanta, Eco ha creato «movimenti tettonici all’interno della cultura (…) pieghe, inflessioni e spostamenti di accento che hanno modificato le gerarchie e riscritto i caratteri tradizionali di dominanza culturale».

Quest’operato è ben visibile nel suo romanzo d’esordio, pubblicato quando la sua fama di intellettuale, studioso, saggista e uomo di avanguardia culturale era già diffusa e comprovata: stiamo parlando ovviamente de “Il nome della rosa“.
Tralasciando trama, genere, successo, vogliamo concentrarci su questo: la finezza con cui Eco intreccia, dalla prima pagina all’ultima, la cultura più elitaria con la cultura di massa. Fino ad allora tenute in due compartimenti stagni dalla maggior parte degli intellettuali italiani, in questo romanzo vengono a contatto, si conoscono, in un certo senso, e si scoprono non solo conviventi, ma anche complementari.
Eco è così abile che nella stessa frase strizza l’occhio contemporaneamente al lettore comune e a quello più dotto, cosicché entrambi colgono almeno un rimando al loro bagaglio culturale, entrambi si sentono soddisfatti nella e dalla lettura.
Semiologia e narratività non solo si affiancano, ma si tengono anche per mano.

Umberto Eco sarà festeggiato lunedì 9 gennaio alla Scuola Superiore di Studi Umanistici in via Marsala a Bologna, verso le ore 18, da alcune delle più insigne personalità bolognesi e nazionali: Inge Feltrinelli, Elisabetta Sgarbi, Giuseppe Laterza, Marco Santambrogio, Omar Calabrese, Nuccio Ordine, Ugo Volli, Furio Colombo, Ivano Dionigi e i precedenti rettori Calzolari e Roversi Monaco. Festeggiamenti che non sono rivolti solo all’Umberto Eco studioso e professore, ma anche all’amico e al collega, «l’instancabile lavoratore» come lo chiamano con affetto gli altri professori.

Ma, come afferma Anna Ottani Cavina , storica d’arte: «di Eco l’Università avrebbe bisogno fino a 300 anni».

Francesca Corno

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