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29 gennaio 2012

Che beffa a Roma Tre

È grazie all’intervento tempestivo dei re della satira del programma televisivo “Le Iene” in onda su Italia Uno, che si è riuscito a sgominare un interessante caso di mal informazione, presso la facoltà di Scienze della Formazione di Roma Tre.

L’irruzione dei due cronisti nell’ufficio del Presidente del corso di Laurea in Educatore Professionale di Comunità dell’ateneo romano, prof. Paolo Impara, è avvenuta alle ore 18.00 del 25 gennaio, nel completo stupore dell’interessato che di certo non ha emanato simpatia al momento di accogliere i due “infiltrati”.

Il motivo di questa azione è però di gran rilevanza, perché coinvolge pienamente gli interessi di studenti che da un percorso serio di studi si attendono il giusto grado di qualifica e riconoscimento in ambito lavorativo.
Purtroppo non è così: molti laureati del corso “Educatori Professionali di Comunità” si sono visti respingere nei concorsi pubblici dalle ASL a causa del titolo di laurea non riconosciuto in ambito sanitario.

È imbarazzante che da oltre 10 anni sulla Guida dello studente dell’università, sia menzionata, invece, sotto la sezione “sbocchi occupazionali”, la possibilità di lavorare nei centri ospedalieri subito dopo il conseguimento del diploma; una bella beffa per i giovani appassionati del settore.

Il Prof. Impara non ha battuto ciglio, anzi, ha ribadito costantemente la validità del suo corso in ambito sanitario, arrivando addirittura ad esortare i respinti ai concorsi di ammissione per educatori, a ricorrere al Tar per ottenere giustizia.

A smentire il Professore esiste, fortunatamente, la normativa del 98 (DM 520/98) che richiede requisiti abilitanti alla professione di educatore professionale in ambito sanitario che il corso presente a Roma Tre, ad oggi, risulta non possedere; di recente, infatti, un docente del suo corso durante un seminario tenuto nell’aula 3 di Piazza della Repubblica, così asseriva sul tema in questione: “Gli educatori professionali che si laureano a Roma Tre non possono lavorare in ambito sanitario e non possono partecipare ai concorsi di Asl e Ospedali”.

Grazie alle Iene, il Presidente, sfinito dalla pressione dei due inviati, ha promesso di rendere nota la vicenda al Rettore e ha garantito la successiva mobilitazione per permettere, attraverso un tavolo di lavoro interministeriale, l’abilitazione sanitaria del corso con l’istituzione di un esame integrativo finale; ma per gli studenti laureati negli anni precedenti? Beh, un diritto di rivalsa su tale norma risulterebbe più che lecito ed un’eventuale azione legale rischierebbe di pesare gravemente sui fondi della facoltà.

È inevitabile che questa vicenda abbia macchiato la credibilità del mondo universitario romano e anche italiano, siamo stanchi di dover confondere lucciole per lanterne, occorre serietà e professionalità quando si parla del futuro dei giovani e, soprattutto, quando per fiumi di denaro spesi si scopre poi che “il gioco non vale la candela”.

Alessandro Gabrielli

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