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26 gennaio 2012

Il mercato del lavoro cambia e l’università si adegua

La crisi economica, della quale ancora non si intravede la fine, ha fortemente condizionato il mercato del lavoro, che negli ultimi anni ha subito dei cambiamenti rilevanti: tali cambiamenti si ripercuotono inevitabilmente anche sull’università, che deve forzatamente adeguarsi a quanto sta avvenendo se vuole offrire agli studenti maggiori opportunità di trovare un impiego una volta terminati gli studi.

Non è un caso, allora, che negli atenei italiani si stiano gradualmente istituendo nuovi corsi di laurea, i quali, almeno sulla carta, dovrebbero essere in grado di garantire a chi li frequenta di inserirsi abbastanza rapidamente nel mondo del lavoro: a beneficiare della situazione attuale sono soprattutto i corsi di studio di carattere scientifico ed economico, mentre sono in netto ribasso gli iscritti alle facoltà umanistiche. Resistono, mantenendo un numero di immatricolazioni pressoché identico al passato, le facoltà di medicina, ed aumentano invece i loro iscritti le lauree brevi in infermieristica ed odontotecnica, ritenute più facilmente spendibili sul mercato del lavoro.

Le novità grosse, come già accennato, emergono comunque tra i corsi di laurea di tipo scientifico ed economico-finanziario: tanto per fare un esempio, dal prossimo anno accademico partirà a Bologna la prima laurea internazionale in Business and Economics. Il corso sarà svolto interamente in lingua inglese, con l’intento evidente di mettere un freno alla tendenza, sempre più in crescita tra gli studenti italiani, di lasciare il nostro Paese per andare a studiare all’estero. L’università di Verona, che vanta una percentuale di occupazione post-laurea tra le più alte d’Italia, avvierà invece una laurea in Business Intelligence e in Computer Game, che dovrebbe attirare gli studenti più versati in informatica, in particolar modo quelli interessati alla progettazione.

Scienza antisismica e geoingegneria sono invece i settori su cui hanno deciso di puntare, nel prossimo futuro, gli atenei di Siena e L’Aquila: nel caso dell’ateneo abruzzese, si tratta di una scelta quasi scontata, alla luce dei tragici eventi del 2009 e della loro sciagurata gestione da parte degli esperti, che ha dimostrato che nel campo della sismologia c’è un gran bisogno, in Italia, di tecnici competenti e preparati.

Queste, per ora, le new-entries principali: altri corsi di prossima attivazione interesseranno invece il campo della botanica, la green economy e in generale tutto ciò che concerne le energie rinnovabili, e ancora il settore agroalimentare. Nella selva delle nuove lauree prossime al varo è difficile orientarsi, ed è ancora più arduo predire quali corsi avranno vita breve e quali invece confermeranno sul campo il loro valore: queste sono valutazioni che sarà possibile fare nel medio e nel lungo periodo, per adesso l’unico consiglio che si può dare a chi volesse iscriversi ad uno di questi corsi è di informarsi bene, per non rischiare di fare scelte avventate.

Andrea Mari

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