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15 gennaio 2012

Processo Grandi Rischi: sentito in aula il Rettore Di Orio

Con l’inizio del nuovo anno riprende il processo alla Commissione Grandi Rischi, che si riunì a L’Aquila pochi giorni prima del devastante terremoto del 6 aprile 2009, accusata di aver sottovalutato e, quindi, non avvertito per tempo la popolazione aquilana circa la pericolosità dello sciame sismico che attraversò il territorio abruzzese in quei giorni, escludendo la possibilità dell’arrivo di una forte scossa.

Presenti in aula c’erano tutti gli imputati: Franco Barberi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis ed Enzo Boschi. Unica defezione, per quanto riguarda i testimoni, quella di Guido Bertolaso, all’epoca capo del Dipartimento della Protezione Civile, assente poiché impegnato fuori Italia e dichiaratosi disponibile a testimoniare in aula il prossimo 8 febbraio.

Tra i testimoni presenti, invece, c’erano il Rettore dell’Università di L’Aquila, Ferdinando Di Orio, e il Professore di geologia, della stessa università, Gianluca Ferrini, cui era stato proposto, dallo stesso Rettore, di partecipare alla riunione con la Commissione Grandi Rischi, che si tenne all’epoca dei fatti, per discutere della pericolosità dello sciame sismico. Richiesta prontamente accettata dal professore ma non accolta dalla Commissione.

Di Orio durante la sua testimonianza ricorda come, anche lui con la popolazione, sia stato rassicurato da quanto detto dalla Commissione Grandi Rischi e che, proprio per questo, non convocò il Senato Accademico per prevedere la chiusura dell’Università. Inoltre, prosegue Di Orio, in un’intervista rilasciata fuori dal palazzo di giustizia, anche tutte le altre scuole erano rimaste aperte e, in ogni caso, scelte del genere devono essere prese dalla Prefettura.

Dalle parole del Rettore, quindi, sembrerebbe che tutta la colpa ricadrebbe sulle spalle della Commissione. Non la pensano così, però, i parenti delle vittime e gli studenti dell’Università di L’Aquila che, fuori il palazzo di giustizia, hanno inscenato una protesta contro lo stesso Di Orio, proiettando, su un maxi-schermo allestito alla bisogna, un’intervista del 31 marzo 2009, prima della riunione con la Commissione Grandi Rischi, con la quale il Rettore rassicurò gli studenti sulla tenuta degli edifici, invitandoli a non preoccuparsi eccessivamente dello sciame sismico. Intervista che, prontamente, la difesa ha chiesto fosse messa agli atti.

Alla testimonianza del Rettore ha fatto seguito quella del Professor Ferrini. Il geologo ha testimoniato di non essere stato rassicurato da quanto dichiarato dalla Commissione Grandi Rischi e che l’arrivo di una scossa più forte, di quelle che si susseguirono in quei giorni, se non certo, era preventivabile, infatti, afferma Ferrini: “… ritenevo che lo sciame sismico in atto non era un normale e graduale rilascio di energia, essendo le scosse crescenti per intensità e frequenza. E poi perché la storia sismica dell’aquilano ci dice che i terremoti distruttivi hanno fatto seguito proprio a prolungati sciami”.

A una precisa domanda degli avvocati difensori, circa la possibilità di prevedere i terremoti basandosi sulla teoria di Giampaolo Giuliani e la rilevazione di gas radon, Ferrini nutre forti perplessità poiché il territorio aquilano sorge su un fondale oceanico, di natura, carico di radon. Inoltre, prosegue il professore, molti fattori, come il vento e la pressione atmosferica possono influire sulla presenza o meno del gas, per questo, conclude il geologo: “… misurazioni al limite andrebbero fatte in profondità, in pozzi da 3mila metri, come accade in California’‘.

Gli ultimi due testimoni della giornata, il giornalista, Gianfranco Colacito e, il dirigente regionale della Protezione Civile, Altero Leone, danno un’idea diversa di quanto accadde durante la riunione della Commissione Grandi Rischi.

Colacito afferma che nessuno della Commissione se la sentì di escludere un’eventuale forte scossa ma nemmeno il contrario, ricordando che il terremoto è di natura imprevedibile e, quindi, non era possibile organizzare l’evacuazione della città per una data precisa.

Leone, invece, scagiona totalmente i membri della Commissione, confermando per certi versi quanto detto da Colacito, dichiarando che nessuno escluse la possibilità di una forte scossa, soltanto non era possibile prevedere, con precisione, quando questa sarebbe arrivata.

A questo punto, però, fatto il giro delle testimonianze, resta una domanda, cui il Rettore Di Orio dovrebbe rispondere: chi lo dirà a quei ragazzi morti, tra le macerie della casa dello studente di L’Aquila, che le strutture universitarie, in realtà, non erano poi così sicure?

Francesco Pandolfi

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