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12 gennaio 2012

Unibo: più abbandoni e meno iscritti

La crisi universitaria, che sta colpendo gli Atenei italiani, non ha risparmiato l’Alma Mater, fiore all’occhiello dell’Italia in Europa e nel mondo, per quanto riguarda l’istruzione. Il Rapporto di Valutazione 2011, stilato dal Nucleo di Valutazione di Ateneo dell’Unibo, che fotografa la situazione dell’Alma Mater alla fine di ogni anno, ci mostra dei numeri che, se non possono far parlare apertamente di crisi, ci lasciano l’immagine di un Ateneo in preoccupante affanno.

I dati apparsi nel Rapporto di Valutazione 2011 ci mostrano come tra gli attuali iscritti resti stabile la percentuale del 42% di studenti fuori sede, vera linfa vitale dell’Unibo, registrando un aumento degli immatricolati e i laureati. Il numero di iscritti, in tutto ciò, però, risente fortemente dell’abbandono allo studio, da parte di quegli studenti che non riescono a colmare i debiti formativi accumulati (circa il 6%) o che finiscono fuori corso (il 58,5%), tanto che in tre anni si è passati da 85.780 studenti iscritti, agli attuali 82.281. L’Ateneo bolognese si trova, quindi, ad affrontare una situazione del tutto nuova per i suoi standard, se consideriamo che il dato dell’abbandono fino all’anno scorso si attestava al 3,6%.

Il fenomeno degli abbandoni, suggerisce il Nucleo di Valutazione di Ateneo, risiederebbe nell’incapacità dell’Alma Mater di organizzare iniziative di accoglienza e accompagnamento per gli studenti, in special modo per tutti quei ragazzi che hanno subito, per un motivo o per un altro, un rallentamento della loro carriera universitaria. Così, anche le iniziative di accoglienza e di accompagnamento, che non sono mai mancate all’interno dell’Università, sono finite sotto la lente d’ingrandimento del Rapporto di Valutazione 2011 e dovranno, necessariamente, essere riviste per porre un freno al fenomeno degli abbandoni.

Un altro dato che fotografa il momento di affanno che l’Alma Mater sta vivendo, è quello legato al numero di docenti ordinari e associati, che hanno registrato un forte calo, rispettivamente, del 4,6% e del 10,2%. L’età media dei docenti è invece salita, sfiorando i 60 anni, causando anche una conseguente “emergenza sui pensionamenti”: se ne prevedono 154 per il 2012 e 135 per il 2013.

A ben vedere il dato riguardante gli abbandoni e quello concernente la diminuzione dei docenti, con conseguente aumento dell’età media, non sono del tutto estranei tra loro. Una diminuzione dei corsi o una didattica non più a passo con i tempi, infatti, può generare negli studenti la perdita dell’interessere e fiducia verso il mondo universitario stesso.

Ci ritroviamo, quindi, in maniera abbastanza paradossale, nella situazione in cui il miglior Ateneo d’Italia mantiene una forte attrattiva sugli studenti appena immatricolati ma non su quelli di lungo corso. La stessa attrattiva, infatti, è destinata a scemare una volta che l’ex matricola, finita fuori corso o non più interessata alla didattica, puramente nozionistica, proposta dall’Ateneo, si ritrova da sola di fronte ad un’università/esamificio che ha perso di vista la sua vera missione: insegnare tramite la pratica, mantenendo un rapporto diretto e costante tra docenti e studenti.

A poco serve che l’università di Bologna venga promossa dai valutatori esterni del Nucleo di Valutazione dell’Ateneo. L’Alma Mater, all’alba del 2012 e di uno Statuto universitario appena approvato, ha di fronte a sé la sfida più importante: riformarsi e rimodernarsi, per competere con le università straniere e rispondere in maniera adeguata alle esigenze dei nuovi e vecchi studenti.

Francesco Pandolfi

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