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15 gennaio 2012

Università di Pavia: tutti sotto un tetto!

Quel posticino all’uni, che gola che fa…me lo prendi papà?
Facile ironia? Facile ed attualissima, rispondo io.

Ormai è ufficiale: siamo il paese dei figli di papà. Ce l’abbiamo messa tutta ed ora eccoci qua! Il cucciolo chiama, papà risponde.

È che ormai l’etichetta ci sta talmente bene che è quasi diventata una seconda pelle, guai a farne senza!
Stavolta lo scandalo è di scena all’Università di Pavia, dove un concorso per un posto di ricercatore presso la facoltà di Chirurgia plastica si è trasformato nell’ennesima tragicommedia del malcostume italico.

In palio un contratto della durata di 5 anni presso la Humana Forma, nota onlus impegnata nel campo della chirurgia plastica, con successiva assunzione nei ranghi dell’università lombarda.

Siamo nel Novembre 2010.

Al bando, pubblicato contemporaneamente sul sito dell’università e su quello del Ministero della Pubblica Istruzione, rispondono due candidati: un ricercatore napoletano e Silvia Scevola.

Passa quasi un anno e nel mese di Agosto del 2011 viene nominata l’apposita commission, composta dal prof. Aurelio Portincasa dell’Università di Foggia, Guido Molea, docente presso la Federico II di Napoli, da Francesco Moschella, in qualità di membro interno dell’Università di Palermo.

Proprio Moschella, però, è costretto a dichiarare la propria indisponibilità. Si procede così alla nomina del sostituto, il quale sarebbe dovuto essere un docente del settore disciplinare del concorso.

Fatalità l’unico identikit rispondente al caso, a Pavia, è quello della docente Angela Faga, mamma di Silvia.
Al colloquio dell’11 Novembre a presentarsi è però la sola Silvia. Il gioco è fatto!

Pochi giorni e arriva l’approvazione del rettore Angiolino Stella e la firma degli atti della commissione, che dichiara vincitrice (a sorpresa!) la signorina Scevola.

Tutto liscio, sembrerebbe. Ma ecco lo stop della facoltà: concorso sospeso.
Per la gioia della candidata vincitrice, che di lì a qualche giorno, sarebbe entrata in servizio.

Il Senato accademico decide, infatti, di bloccare la nomina e, anzi, denuncia alla Commissione di Garanzia, il giovane organo di vigilanza istituito dalla riforma Gelmini, la violazione dell’art. 1 com. 6 della nuova legge sull’istruzione, nel quale a realtà produttive, centri culturali e associazioni private viene fatto obbligo di tenersi estranei, nel rapporto con gli enti locali, ad ogni forma di legame ed interesse familistico.

Una vera iattura per la povera Silvia, figlia di Daniele Scevola, docente della Facoltà di medicina di Pavia, (a quei tempi mebro del direttivo di Humana Forma), e della già citata Angela Faga, docente di chirurgia plastica e ricostruttiva nonché dirigente dell’unico reparto attivo presso la Fondazione Maugeri (allora presidente della stessa onlus)

Ad onor del vero, va però evidenziato che i due, padre e madre, si sono dimessi subito dopo la domanda di ammissione presentata dalla figlia.
Fine delle coincidenze? Sì, se si esclude che proprio nel medesimo reparto lavora tale Nicoletti Giovanni, marito della Scevola.

Puntuale il ricorso alla commissione etica.

“No! – spiega la signora Angela, madre di Silvia, sulle pagine del Corriere della Sera – Dietro al ricorso c’è un’eccezione del Senato accademico preoccupato che il finanziamento privato possa in qualche modo l’indipendenza della programmazione universitaria. Ma questo era già stato appurato quando l’Ateneo ha autorizzato la convenzione”.
Quanto alla parentela “scomoda”, è dura la replica della docente: “Riguarda solo la chiamata di professori di prima e seconda fascia”.

Ai giudici l’ardua sentenza!

Intanto mi chiedo: se la sentirà la Scevola di mettere la mano sul fuoco?

Matteo Napoli

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