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10 febbraio 2012

Scuola Pubblica: arriva nel Test Invalsi il “valore aggiunto”

Ma di cosa si tratta? Il sistema in questione rappresenterà un nuovo sistema di valutazione che entrerà presto nelle scuole (scuole medie, superiori e si “occuperà” anche dei relativi dirigenti scolastici).

Invalsi

Invalsi

Si tratta di una vera e propria analisi della qualità dell’insegnamento, anche se forse, troppo di stampo “qualitativo” nei criteri di misurazione.

L’elemento decisivo, anche se “relativamente innovativo”, è che tale analisi non terrà conto come indicatori per la misurazione delle performance solo ciò che gli insegnanti potranno cogliere con evidenze empiriche in aula, ma, ciascun docente o chi per lui, dovrà includere nella valutazione anche fattori circostanziali. Oggetto di valutazione sarà, infatti, il contesto sociale ed economico del discente.

Si tratta, dunque, di una valutazione onnicomprensiva che non trascurerà la conoscenza e l’assegnazione di un punteggio anche al  “mondo” familiare dello studente. Obiettivo di tale sistema di valutazione sembrerebbe quello di evitare che le scuole subiscano penalizzazioni o al contrario traggano dei vantaggi sulla base però di fattori totalmente esterni e fuori da ogni loro immediato controllo. La prima regione a sperimentare tale sistema di misurazione è il Veneto ove, a torto o a ragione, il sistema pare abbiano totalmente ribaltato la graduatoria tra istituti tecnici e licei.

Il sistema di misurazione della qualità VALeS, chiamato anche sistema del “valore aggiunto”, si ritiene possa essere “davvero” un valido strumento per accrescere la qualità dell’insegnamento e della didattica e, per il Ministero, sarà in grado anche di stimare l’insegnamento e, quindi, contribuirà a fare un utile distinguo netto tra professori meno o più bravi. Dalle pagine del sito del Ministero dell’Educazione si può cosi leggere sul neonato sistema VALeS:

Con il progetto sperimentale VALeS si offre alle istituzioni scolastiche e ai dirigenti scolastici del primo e del secondo ciclo l’opportunità di partecipare alla definizione di un processo che lega la valutazione ad un percorso di miglioramento continuo“.

Al momento le scuole saranno sottoposte al sistema su base volontaria, ciò non toglie che nel breve periodo potrebbe diventare di applicazione obbligatoria. Per l’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) non ci sono dubbi: questo sistema di misurazione sarà decisamente in grado di segnare il confine e fare un distinguo tra docenti “nullafacenti” e docenti “propositivi e operativi”.

L’Invalsi ha ipotizzato queste analisi in particolare per le prime e terze classi della scuola media e per la seconda classe delle superiori. Ma come funzionerà il tutto? Sempre dal sito del Ministero è possibile scoprire la modalità: “Ai risultati degli apprendimenti misurati con il calcolo del valore aggiunto contestuale a cura dell’Invalsi, si sono affiancate le analisi approfondite dei nuclei di valutatori esterni che hanno osservato la scuola da molteplici prospettive“.

Quindi, detto in forma più “spicciola”, una scuola che può contare su classi economicamente avvantaggiate avrà alunni con performance migliori! Possibile? Questa relazione è così diretta? Può essere così scontata una valutazione del genere? Ma quanto davvero si può essere oggettivi nella valutazione di ciascun studente con un sistema del genere? C’è davvero del “valore aggiunto” in tutto questo?

E così continuano dagli uffici di Roma: “Quella del valore aggiunto, è una misura di quanto ciascuna scuola aggiunge al livello di apprendimento conseguito dai propri allievi tenendo conto della preparazione pregressa degli studenti in entrata e delle loro caratteristiche (come il background socio-economico-culturale). Inoltre, il valore aggiunto è calcolato tenendo conto degli effetti (positivi o negativi) del contesto in cui opera la scuola. I modelli di valore aggiunto consentono di confrontare le scuole a parità di condizioni (…) evitando che queste si avvantaggino – o siano penalizzate – da quanto non è sotto il loro diretto controllo“.

Quindi, in conclusione: saranno presi in considerazione in primis i risultati ottenuti su ogni singola materia (voti veri e propri). A questi voti saranno “sottratti” i fattori di base “individuale” come il genere, l’origine immigrata, condizioni socio-economiche-culturali, posticipatario, e i punteggi che si otterranno per fattori per così dire “strutturali”, ovvero relativi alla scuola e dei fattori di “contesto puramente territoriali”. Questo processo verrò prima applicato in prima elementare, poi a distanza di due anni, in terza. Il confronto tra i risultati darà conferma o meno di un avvenuto miglioramento o peggioramento del livello di performance e della crescita culturale dello studente. Lo stesso avverrà presso gli istituti superiori (test in terza media, poi in secondo superiore e infine, in quinto).

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