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23 febbraio 2012

Cavalieri e Martiri: La ta’ziyeh persiana tra epica e sacra rappresentazione

L’incontro tra la cultura occidentale con quella orientale ha origini remote e affascinanti: attraverso la Via della Seta, al di là delle montagne dell’Hindukush verso la pianura persiana, usi e costumi di popoli lontani andavano intrecciandosi, sospinti dalla curiosità di conoscere l’altro ed il diverso.

Nel 334-323 a.C., Alessandro, sovrano asiatico di cultura ellenica, tentò per primo di unire il mondo greco a quello orientale, attivando un’integrazione culturale a dir poco straordinaria. Non si trattò esclusivamente di scambi commerciali: figli di terre lontane poterono infatti impreziosire la loro tradizione culturale soprattutto in seno a quell’arte particolare che fu il teatro delle origini.

Parlare di teatro nei territori dove l’Islam è la religione dominante, scaturisce particolare curiosità soprattutto nell’ambito della rappresentazione, data l’irremovibile proibizione coranica di riprodurre immagini di esseri viventi, in quanto opere del Creato, e quindi trasposizioni terrene di origini divine.

Nonostante i precetti e le proibizioni però, nel mondo islamico fiorirono nel corso del tempo straordinarie tradizioni popolari in seno al teatro, prima fra tutte la ta’ziyeh (letteralmente consolazione, dolore per il lutto), una sacra rappresentazione riproposta ogni anno in molte città dell’Iran per celebrare l’Ashura da parte dei musulmani sciiti, che ricordano il martirio dell’Imam Husayn, nipote di Maometto, e della sua gente nella pianura desertica di Kerbela (oggi in Iraq) nell’anno 680.

Quest’antica tradizione popolare, un tempo celebrata con grandi cerimonie di lutto collettivo, correlate da processioni di flagellanti e da riti di preghiera per i martiri, andò via via trasformandosi in una vera e propria rappresentazione sacra. La tradizione della ta’ziyeh deve la sua immortalità grazie al fascino della spettacolarità primitiva legata alla religione, dove la commemorazione corale si carica di quel misticismo individuale che ogni attore racchiude dentro di sé, per poi liberarlo ed infine condividerlo con la comunità.

Sarà proprio la ta’ziyeh l’oggetto di studio e approfondimento previsto per la conferenza “Martiri e Cavalieri” che si terrà il prossimo 6 marzo alle ore 18:00, presso la sala Levi delle ex Vetrerie Sciarra in Via dei Volsci 122, (Dipartimento di Storia e Arte dello Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma).

A presiedere l’incontro sarà il professore Nicola Savarese, studioso dei teatri antichi e della complessa dinamica dell’incontro fra teatri occidentali e orientali, che illustrerà attraverso delle video proiezioni, le odierne rappresentazioni della ta’ziyeh nella città di Shiraz in Iran, culla del festival delle compagnie di ta’ziyeh, e la sua diffusione come forma di spettacolo presentata dai registi iraniani, quali Ghaffari (nel 2002 a New York, al Lincoln Center) e Kiarostami (nel 2003 a Roma, al Teatro India).

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