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26 Febbraio 2012

Cervelli, Università, perdita di talenti, emorragia di cervelli Cervelli, Università, perdita di talenti, emorragia di cervelli.

La generazione attuale di giovani ha investito sull’istruzione per riuscire ad avere un futuro, ma la crisi economica e l’impossibilità, a volte, di trovare il lavoro ha facilitato “la fuga di cervelli” dall’Italia verso l’estero.

Nel nostro Paese il totale dei laureati (dal 2008 si stanno riducendo) tende a diminuire. Dal rapporto di Almalaurea si evince che in Italia vi è una destinazione di risorse all’istruzione di -0,19 del PIL rispetto alla Germani. Per quello che riguarda gli stipendi nel Rapporto si legge che, anche se con più istruzione, le donne hanno una percentuale in meno di aspettativa del lavoro del – 0,6% rispetto agli uomini. Infatti, a riprova il 4,5% dei giovani laureati specialistici sono “fuggiti” all’estero. Secondo uno studio ISTAT a “migrare” all’estero sono per lo più uomini (7,6%) e sono originari dell’Italia settentrionale. L’OCSE analizza il fenomeno denominato brain waste (=lo spreco di cervelli) spiegando che si perdono delle competenze poichè  personale molto qualificato è impiegato in realtà che non danno loro la possibilità di applicare quanto studiato. Occorre evidenziare che esportando capitale di cervelli perdiamo non solo persone e soldi utilizzati per formarli ma le realizzazioni che attuano nei Paesi ospitanti diventano di proprietà di questi ultimi e se vogliamo applicarle nel nostro Paese dobbiamo ricomprarle.

Il fatto che mancano risorse per i ricercatori è da attribuire alla non-volontà della nostra classe politica in generale di affrontare il problema. Il Italia abbiamo il numero più basso di ricercatori rispetto ai Paesi del G7: infatti ve ne sono solo settantamila rispetto; ad es., al Giappone che ne ha seicentoquarantamila e il Regno Unito che ne ha centoquarantasettemila. Secondo una ricerca dell’Icom (Istituto per la Competitività), l’Italia ha perso negli ultimi anni circa 4 miliardi di euro derivanti, in realtà, da quanto ricavato dalle domande di brevetto alla cui realizzazione hanno contribuito ricercatori italiani all’estero.

Come se non bastasse, sempre secondo questo studio, il 35% dei nostri cinquecento migliori ricercatori italiani ha abbandonato il Paese. Secondo i dati ufficiali dell’Anagrafe residenti Italiani Estero, le persone iscritte all’Aire, con età che va da 20 a 40 anni , hanno avuto un aumento (=persone che se ne vanno dall’Italia) uguale a 316 mila e 572 unità nel decennio compreso tra il 2000 e il 2010 con un ritmo di circa trentamila espatri per anno.


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