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26 febbraio 2012

Gli studenti siriani contro il regime di Assad

In Siria, la primavera araba non ha ancora portato i suoi frutti: l’ondata di proteste, che dal dicembre del 2010 ha risvegliato le coscienze politiche di milioni di cittadini in Tunisia, Egitto, Libia e tanti paesi del mondo arabo, non riesce ad avere il sopravvento sul regime di Bashar al-Assad. La risposta del governo alle richieste dei manifestanti è stata brutale: intere città poste sotto assedio militare, esecuzioni sommarie, torture e migliaia di morti. Numerosi giornalisti, anche stranieri, hanno pagato con la vita il loro impegno nel raccontare il massacro perpetrato dal regime siriano.

Secondo i dati forniti dall’Unione degli Studenti Siriani (USFS), un quarto delle vittime degli scontri è composta da studenti, chiamati a sostenere una campagna nazionale di disobbedienza civile nelle scuole e nelle università contro il governo di Assad. L’USFS ha anche pubblicato un appello internazionale in cui si invitano tutti gli studenti a partecipare alla protesta e a boicottare le aziende che sostengono il regime. “Tutte le università del mondo – ha affermato un portavoce dell’USFS – devono chiedere ai loro governi di intervenire contro le violenze di questo governo”.

La protesta degli studenti siriani ha raggiunto il suo acme lo scorso 21 febbraio, quando 2500 giovani dell’Università di Aleppo hanno organizzato una manifestazione all’interno del campus: gli studenti hanno steso una lunga bandiera verde, bianca e nera (simbolo della rivolta) e hanno intonato dei canti di protesta contro il regime e a sostegno delle città assediate. In risposta, le forze di sicurezza inviate dal governo hanno attaccato il campus con armi e gas lacrimogeni, malmenando ed arrestando gli studenti inermi.

Nel frattempo, l’USFS ha affermato che continuerà a collaborare con gli studenti siriani e con gli altri gruppi rivoluzionari per costruire un nuovo stato che garantisca democrazia, pluralismo, libertà e giustizia per tutti i suoi cittadini: la protesta degli studenti, rivela l’USFS, sarà pacifica e orientata a coinvolgere sempre più cittadini in scioperi ed atti di disobbedienza civile.

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