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8 marzo 2012

Almalaurea promuove i laureati dell’Università dell’Insubria

Varese, Como, 8 marzo 2012 – Ottime notizie per l’Università dell’Insubria: il tasso di occupazione dei neolaureati triennali dell’Università dell’Insubria è pari al 64%, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale che si ferma al 44%, inoltre i nostri laureati – sia triennali che specialistici – guadagnano in media di più dei loro colleghi laureati altrove.

A rivelarlo è il XIV Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, che ha coinvolto a livello nazionale circa 400mila laureati, e che è stato presentato proprio oggi, giovedì 8 marzo 2012, all’Università La Sapienza di Roma al convegno “Dopo la laurea: studi ed esperienze di lavoro in Italia e nel contesto internazionale”.

A livello nazionale di parla di “un quadro occupazionale complessivamente in difficoltà per i giovani in generale, anche per i laureati”, ma così non è per i laureati targati Insubria, che fanno registrare notevoli performances lavorative a un anno dalla laurea.

Per il nostro Ateneo l’indagine ha riguardato complessivamente 1.418 persone: 1.145 laureati triennali e 273 laureati specialistici biennali, usciti dell’Università dell’Insubria nel 2010 e intervistati dopo un anno, nel 2011.

Entrando nel dettaglio, si legge nel Rapporto Almalaurea: “Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali dell’Università dell’Insubria è pari al 64%, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale (44%), in parte influenzato dal peso di chi continua il lavoro iniziato prima della laurea (41%). Il 50% dei laureati è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 14% coniuga la laurea specialistica con il lavoro”.

Ma in quanti continuano a studiare dopo il triennio?
“Chi continua gli studi con la laurea specialistica è il 35%: il 21% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica, mentre il 14% studia e lavora. Undici laureati su cento non lavorando e non essendo iscritti alla laurea specialistica, si dichiarano alla ricerca di lavoro”.

Lavoro stabile o lavoro precario?
Il lavoro stabile (contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo) coinvolge, a un anno dalla laurea, 35 laureati su cento di primo livello dell’Università dell’Insubria, poco meno della media nazionale (36%). La precarietà riguarda il 65% dei neolaureati (soprattutto con contratti a tempo determinato); la media nazionale è del 64%, ma la situazione cambia con la specialistica, dove il tasso dei lavoratori stabili è più alto rispetto alla media nazionale.

Anche per quanto riguarda la retribuzione i laureati Insubria vanno meglio degli altri: “Il guadagno (sintesi tra chi lavora esclusivamente, la maggioranza, e chi studia e lavora) si attesta su 1.099 euro mensili netti, più dei 942 euro del complesso”.

L’analisi deve tenere conto che si tratta di giovani che nella maggioranza dei casi continua gli studi, rimanda cioè al post-laurea di tipo specialistico il vero ingresso nel mondo del lavoro. Cosa avviene, dunque, ai laureati specialistici a un anno dalla laurea?

“A dodici mesi dalla conclusione degli studi, risulta occupato il 58%; un valore superiore alla media nazionale del 56%. Il 27% dei laureati continua la formazione (a livello nazionale è il 14%). Chi cerca lavoro è il 15% dei laureati specialistici dell’Università dell’Insubria, contro il 30% del totale laureati”.

Molto positivi anche i dati relativi alla tipologia contrattuale e ai guadagni, infatti, secondo il Rapporto: “A un anno dalla laurea, il lavoro è stabile per il 38,5% dei laureati, un valore superiore alla media nazionale (33%). Il guadagno è di 1.165 euro mensili netti, contro i 1.056 del complesso dei laureati specialistici”.

 

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