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17 marzo 2012

Anche l’Alma Mater nel vortice di incertezza dei TFA

Dopo l’annuncio del Miur, che, con l’appoggio del Ministero della Pubblica Amministrazione e quello del Tesoro, ha garantito la partenza ufficiale dei corsi di Tirocinio Formativo Attivo per il mese di giugno 2012, è già tempo per le università di cominciare a organizzarsi… se solo si potesse lavorare su notizie più certe. Come ha dichiarato Luigi Guerra, preside del corso di laurea in Scienze della Formazione dell’ateneo bolognese, i tempi tecnici che si prospettano per l’effettiva gestione e avvio dei corsi sono troppo lunghi perché si possano tollerare incertezze “dall’alto”.

L’Alma Mater ha deciso di mettersi comunque in moto, rendendo già disponibile sul proprio sito un pdf scaricabile con alcune direttive generali (o meglio, generiche), perché, proprio come viene chiarito in coda al documento, il Miur deve ancora passare al vaglio tali proposte: «Non è dunque ancora possibile dare indicazioni sui termini temporali per la presentazione delle candidature, sullo svolgimento delle prove di selezione, sulle date di effettivo avvio dei corsi. Va anche segnalato che il Ministero potrebbe non autorizzare l’attivazione di alcuni corsi, quindi l’elenco pubblicato è al momento indicativo».

Sono stati per ora solo approvati, con il contributo degli altri Atenei regionali, 5 corsi abilitanti di laurea magistrale per l’insegnamento secondario di primo grado e alcuni (la quantità non è meglio chiarita) «tirocini formativi attivi (TFA) per la formazione degli insegnanti di scuola secondaria di primo e secondo grado in ambito filologico – letterario, linguistico, matematico-scientifico, musicologico e dell’educazione motoria e sportiva» (vi rimando al documento scaricabile per una lettura più approfondita e per i link di reindirizzamento alle relative aree di interesse).

Una vittoria parziale, e speriamo non di Pirro, quella dei laureati italiani, che da anni aspettavano la riattivazione di un corso equivalente a quello delle vecchie Ssis (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), fermate dall’allora ministro Gelmini nel 2008.

L’altro dato che già getta scompiglio tra organizzatori e interessati è il numero di futuri insegnanti richiesto. L’Emilia Romagna ne pronosticava 1800, ma il Miur ha deciso per “soli” 1400 posti (comunque un dato piuttosto soddisfacente, visti i 755 accordati al Veneto), suscitando le più vive ed aspre discussioni: è giusto formare tanti insegnati quanti sono i posti di lavoro previsti? Anzi, formarli unicamente in base alla richiesta dei posti stessi? In quale «sistema perverso», come ebbe a definirlo il professore, ricercatore e scrittore Antonio Scurati, si sta cacciando l’Italia?

Sarebbe troppo romantico e astorico credere che il modello domanda e offerta debba limitarsi nella nostra società al  mercato economico, mantenendo intoccati i sempre più fragili e attaccati ambiti in cui si muovono quelli che la cultura la insegnano e quelli che ne fruiscono, quelli che devono formarsi per formare e quelli che devono essere formati, non solo professionalmente, ma anche e soprattutto umanamente?

 

 

 

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