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9 marzo 2012

Beethoven e la ricezione del Fidelio in Italia

All’interno della serie di incontri “Colloquia 2012”, curato dalla sezione di musicologia del Dipartimento di Studi greco-latini, italiani, scenico-musicali dell’Università di Roma La Sapienza, è in programma il prossimo lunedì 12 marzo – alle ore 17 presso l’aula Pirrotta dell’edificio della Facoltà di Lettere – un’interessante e affascinante conferenza dal titolo “Fidelio in Italia”, tenuta dall’illustre professore americano Aaron S. Allen, docente di musicologia alla Greensboro University del North Carolina.

Il Fidelio è un opera che si può definire, sotto alcuni aspetti, quantomeno particolare, sia per la natura dell’opera stessa, sia per il peculiare iter compositivo e ricettivo che l’ha contraddistinta. Unica composizione per il teatro realizzata da Beethoven – per la precisione si tratta di un Singspiel, genere operistico in voga tra XVIII e XIX secolo in area tedesca che prevedeva l’alternanza di parti recitate e cantate – , venne composta dal maestro di Bonn inizialmente, in una sua prima versione, tra il 1803 e il 1805, conoscendo la sua prima rappresentazione il 20 novembre dello stesso 1805 Theater an der Wien di Vienna.

Iniziarono proprio con quella prima rappresentazione le difficoltà con il pubblico che caratterizzarono in seguito l’opera. Venne infatti riscritta con una riduzione degli atti – che passarono da tre a due – e riproposta l’anno seguente, nel 1806, ma gli esiti furono i medesimi e la critica fu durissima. Ritirata nuovamente, e nuovamente rivisitata, venne ripresentata al pubblico ben otto anni dopo, nel 1814, raggiungendo un successo per lo meno soddisfacente.

Proprio sul tema della complessa e problematica ricezione dell’opera, in area però stavolta italiana, si soffermerà il Prof. Allen durante l’incontro in programma. Occorre infatti specificare che se l’opera, come abbiamo visto, ebbe bisogno di almeno un decennio per avere una prima accoglienza favorevole in area germanica, il suo rapporto con la penisola italiana fu ben più articolato.

Si registra infatti la prima rappresentazione del Fidelio in Italia solamente nel 1883, al Teatro Dal Verme di Milano, ben 78 anni dopo la sua prima composizione. E non si può certo dire che fu amore a prima vista: la prima stampa del Fidelio fu infatti solamente nel 1905 e occorrerà attendere addirittura fino al 1970 per vederla eseguita a Torino, seppur non in forma scenica, in occasione del bicentenario della nascita del compositore. Per la sua rappresentazione scenica completa bisognerà attendere addirittura il 1979 a Genova al Teatro Margherita.

Saranno quindi affrontati, nel corso della conferenza, le ragioni e le cause di questo mancato incontro tra il Beethoven autore per teatro e il pubblico italiano utilizzando chiavi di lettura sicuramente innovative, suggestive e stimolanti. Il Prof. Allen si è infatti distinto negli ultimi anni per ricerche e studi improntati su una nuova branca della musicologia, la cosiddetta ecomusicologia, che pone al centro del suo interesse le interconnessioni tra produzione/ricezione musicale, cultura locale e natura.

Lo studio dell’intreccio che è alla base delle fortune di un’opera come il Fidelio, che come abbiamo visto ha avuto un rapporto molto travagliato con il pubblico, specialmente italiano, sarà quindi ampio, variegato e complesso, richiamando l’attenzione ad una molteplicità di fonti al fine di arrivare ad un’analisi il più completa ed esauriente possibile.

 

Beethoven e l’Italia, conferenza di Aaron S. Allen

Lunedì 12 marzo 2012 ore 17.00

Aula di Storia della Musica “Nino Pirrotta”, quarto piano della Facoltà di Lettere

Piazzale Aldo Moro, 5 Roma

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