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29 marzo 2012

Compro la laurea e chi se ne frega!

Compro la laurea cosa semplice in Italia: propio così.

Comprare una laurea, oggi, in Italia è una delle cose più semplici di questo mondo.

Sono lontani i tempi delle levatacce, dei corsi da seguire, delle ore passate curvi su libri, dei professori stronzi, degli esami che non finiscono mai, i tempi delle ricerche bibliografiche, delle notti bianche davanti ad un pc a leggere e rileggere una tesi, a rifinire, controllare, bestemmiare.

Adieu, nostalgie retrograde! Oggi, se non hai voglia di “spaccarti la schiena”, la soluzione si trova lo stesso. Tranquillo! Vuoi il pezzo di carta? La risposta è semplice: pagare moneta, vedere cammello. Senza troppi patemi.

Compro la laurea all’asta ecco come: base d’asta: 300 euro (in media) per le lauree triennali, 2000 euro per quelle specialistiche.

Tutto in vendita! Dagli esami alle tesi. Ma occhio ai facili entusiasmi! Sì perché certe cose non sono mica da tutti. Bisogna affidarsi a “professionisti seri”, discreti, machiavellici, gente che ci sappia fare insomma.

Non accontentatevi del primo furbetto di turno! Trovare la persona “giusta” dopotutto non è difficilissimo.

Prendiamo le tesi. Spesso si tratta di professionisti di “provata fama”: professori “che arrotondano”, assistenti compiacenti, liberi professionisti, stimati segretari, ma anche semplici studenti disoccupati, neolaureati che si trasformano, alla bisogna, in borsari neri più o meno esperti, più o meno smaliziati.

Compro la laurea come Michele dell’inchiesta di Antonio Crispino del corriere della sera.

Un giro d’affari niente male. Anzi, se sei bravo e le connivenze sono quelle giuste, di grano ne fai colla pala.

Basta un po’ di passaparola, qualche volantino appiccicati qua e là in corridoi e bacheche (es. offresi consulenza per tesi di laurea et similia) et voilà! Hai messo su il tuo piccolo mercatino privato. Un sistema talmente oliato, che addirittura qualcuno ci si pagava gli studi.

Come “Michele” (uno dei protagonisti dell’interessantissima inchiesta di Antonio Crispino, penna autorevole del Corriere della Sera)

Michele (nome ovviamente fittizio) è un avvocato, ex studente della Federico II di Napoli. Scrive tesi da che era al secondo anno di Giurisprudenza.

“Una volta capito come funziona, basta che sai scrivere, usi i programmi adatti e il gioco è fatto”.

Ovviamente, ai tempi, non ha mai rivelato ai suoi clienti di non essere ancora laureato.

Tariffa: 1200 euro a tesi. Un prezzo, ci sentiamo di dire, “onestissimo”. Non ci credete? Trovatemi un altro che butta giù una tesi in soli 5 giorni!

Ma chi sono questi “clienti”? Ma, soprattutto, cosa si aspettano dai nostri “ghost-writers”?

Per lo più si tratta di semplici sfaccendati decisi a tagliare corto, studenti lavoratori con poco tempo (e voglia) da dedicare alla tesi, ma anche studenti “modello” alla disperata ricerca di in un 110 e lode “garantito”.

Come rileva lo stesso Crispino, quando affronta il caso “Rosaria”, altra maga del tarocco, la cui fama a Santa Maria Capua Vetere è arrivata al punto che «ci sono professori che spudoratamente dicono: ma che te la correggo a fare, tanto lo so che te l’ha scritta Rosaria».

Un mercato che è sempre esistito e che forse sopravviverà ancora a lungo. Ma non illudiamoci: la vita dei nostri maneggioni non è tutta rose e fiori! Il nemico, insomma, è sempre in agguato.

No, non sto parlando di carabinieri o guardia di finanza. Il nemico in questione è decisamente più subdolo e si chiama Web.

A che serve comprare una tesi, quando oggi persino le lauree si acquistano on line, con tanto di sconti, promozioni e premi fedeltà?
Prezzi bassi, “irrinunciabili” azzarderei: si va dai 120 dollari per una laurea di primo livello ai 210 dollari per un dottorato di ricerca. Dollari e non euro.

Questo perché negli States, ad esempio, è assolutamente lecito convertire in titoli accademici gli anni di esperienza lavorativa accumulata in un dato settore. Insomma si preannunciano tempi difficili per i nostri Lupin del pezzo di carta facile. Intanto mi sovviene una domanda: si parla tanto in questi giorni di “valore legale della laurea”…ma il valore “morale”? Dove lo mettiamo?

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