• Google+
  • Commenta
9 marzo 2012

Energy drinks: fanno davvero volare?

Ultimamente il mercato Energy drinks è cresciuto esponenzialmente. Centinaia di marche diverse sono commercializzate, con contenuto di caffeina che va da un modesto 50 mg ad un allarmante 505 mg per lattina o bottiglia. Negli ultimi 10 anni il consumo di queste bibite è aumentato considerevolmente arrivando a ricoprire il 20% del mercato delle bevande. I costituenti principali degli energy drinks sono: caffeina in quantità variabile, estratti di guaranà, taurina e ginseng; possono essere inoltre presenti amminoacidi, vitamine e carboidrati. L’obiettivo di queste bevande è sostanzialmente migliorare le prestazioni in termini di durata, attenzione e concentrazione.

Recentemente sono aumentate le segnalazioni di reazioni avverse dovute all’uso queste bevande. I sintomi descritti dagli ospedali e dai centri antiveleno sono dovuti principalmente alla presenza di caffeina e agli effetti simpaticomimetici della sostanza. Un altro problema emerso con queste bevande è l’elevata quantità di zuccheri in esse contenuti, fattore di rischio per un importante problema di sanità pubblica quale è l’obesità giovanile.

Sulla base di queste osservazioni è stato condotto uno studio in Australia con l’obiettivo  di descrivere l’epidemiologia e la tossicità correlate al consumo di energy drinks  nella parimenti nota “terra dei canguri”.

È stata condotta un’analisi retrospettiva sui dati raccolti dal NSW Poisons Information Centre, il più grande Centro in Australia, che riceve circa 110000 chiamate l’anno e ricopre circa il 50% delle chiamate di tutto il Paese per avvelenamenti/intossicazioni. I report  presi in considerazione, sono relativi al periodo che va dal 2004 al 2010. Ecco cosa emerge dall’analisi dei dati.

Durante questi 7 anni,  297 sono state le chiamate registrate relative all’esposizione agli energy drinks, numero di chiamate, che è aumentato da 12 nel 2004 a 65 nel 2010.

L’analisi  relativa al tipo di esposizione, ha mostrato che è principalmente di tipo ricreazionale, ossia l’assunzione della bevanda è consapevole, e mirata al raggiungimento di uno stato di euforia o di altri effetti. Un numero piuttosto elevato di casi, è dovuto ad esposizione pediatrica accidentale, ovvero non consapevole da parte di persone di età inferiore a 18 anni. Seguono in misura minore altri tipi di esposizioni: a scopo auto lesivo, in aggiunta ad assunzione di altre sostanze. pediatrica da latte materno.

I sintomi più frequentemente riportati e correlati all’iperstimolazione del sistema simpatico sono (in ordine decrescente): tachicardia/palpitazioni; tremori; agitazione; disturbi gastrointestinali; angina pectoris/ischemia miocardica; vertigini/sincope; parestesie; insonnia; stress respiratorio; cefalea.

Per avere un’idea concreta, vediamo quali sono stati i numeri osservati. Relativamente all’esposizione ricreativa,  217 sono stati i report emersi, e di questi : 21 persone hanno riportato seri segni di intossicazione, con allucinazioni, convulsioni e ischemia miocardica; 128 sono gli individui (di cui 51 consumatori esclusivi di energy drinks) che hanno subito il ricovero in pronto soccorso, di cui 79, si sono presentati spontaneamente, mentre 49, vi sono stati inviati dal centro antiveleno, sulla base della descrizione telefonica della loro sintomatologia.

Per quanto riguarda l’ingestione pediatrica accidentale, dei 62 casi riportati:  14 avevano sintomi probabilmente legati alla bevanda energetica (il più frequente dei quali era l’agitazione) e 9 hanno subito ricovero in ospedale.

Come precedentemente accennato, gli effetti collaterali e la tossicità mostrati  nei pazienti entrati in contatto con gli energy drinks, sono dovuti al contenuto di caffeina, a cui spesso si aggiunge l’associazione con alcol, stimolanti e altre sostanze contenenti caffeina.

Una lattina di bevanda energetica può contenere fino a 300 mg di caffeina. Ai 300 mg dichiarati, si deve aggiungere, però, anche la quantità della sostanza eventualmente contenuta negli altri ingredienti(guaranà). I consumatori rischiano, quindi, di essere ignari della composizione delle bevande e del dosaggio di caffeina in esse contenuto, con il risultato che, con le poche o nulle avvertenze sui prodotti, il potenziale di overdose e intossicazione è sempre presente. Vediamo quali sono le caratteristiche (composizione/effetti) di alcuni composti presenti negli Energy drinks.

Il guaranà, un estratto della pianta Paullinia cupana,  contiene  caffeina, teobromina e teofillina in quantità variabili. Se il contenuto di caffeina del guaranà (40-80 mg per ogni grammo di estratto), non venisse dichiarato (come a volte succede), la dose della sostanza simpaticomimentica potrebbe essere di gran lunga superiore  a quella quotata nella lista degli ingredienti della bevanda. Gli studi hanno mostrato che il guaranà, non ha altri effetti avversi, ad eccezione, della potenziale tossicità da caffeina. Anche la taurina, un aminoacido che si ritrova in molti energy drinks, può avere effetti inotropi positivi (aumenta la forza di contrattilità cardiaca), ma  è considerato non tossico alle dosi tipicamente impiegate. Un altro ingrediente presente nelle bibite è il ginseng, un estratto di erbe noto per le sue presunte proprietà afrodisiache e stimolanti anche se in quantità inferiori ai dosaggi giornalieri normalmente impiegati. Anche per questa sostanza non sono indicati effetti tossici, tuttavia è noto che può determinare molteplici e importanti interazioni farmacologiche che possono diventare clinicamente rilevanti a seconda della quantità di ginseng ingerito, della dose e della frequenza di assunzione dei farmaci con i quali interagisce.

Insomma, emerge chiaro che il contenuto totale di caffeina presente nelle bevande è considerevole, senza contare la presenza di altri composti con attività simile o che possono causare gravi interazioni farmacologiche. Se a questo aggiungiamo che, anche soli 50 mg di caffeina possono indurre tachicardia e agitazione, le preoccupazioni aumentano. La varietà di sintomi riportati nella ricerca è in linea con la sintomatologia da overdose di caffeina e uso improprio di stimolanti. Quasi il 60% delle chiamate dei report è giunto dal pronto soccorso, a significare che il ricovero è stato necessario in una percentuale significativa di casi. Deve essere fonte di ulteriore apprensione, anche se si è verificato in una minoranza di soggetti, la tossicità grave che può portare a complicanze cardiache (ischemia coronarica, aritmie) e/o neurologiche (allucinazioni, psicosi, convulsioni). In caso di sovradosaggio, infatti, l’intossicazione da caffeina può mimare l’avvelenamento da anfetamine e portare a convulsioni, psicosi, aritmie cardiache e, potenzialmente, anche se raramente, morte.

Nel 2009, è stato riportato un decesso correlato al consumo di energy drinks; l’ECG ha dimostrato che il paziente aveva un’ischemia miocardica acuta, probabilmente causata da un vasospasmo coronarico caffeina-indotto.

Il trend di abuso e di nocività sembra essere in aumento tra gli adolescenti e il numero di unità di energy drinks ingerite supera di gran lunga i livelli massimi consigliati. Alcuni produttori suggeriscono un consumo giornaliero massimo di caffeina di 200 mg, che equivale a circa 625 ml di bevanda energetica (una lattina e un quarto).

I dati relativi alla tossicità e il crescente numero di ricoveri associati al consumo di energy drinks, soprattutto nella popolazione adolescente,  dovrebbero far muovere le autorità in modo da regolamentarne il mercato e aumentare la consapevolezza del problema. Nella ricerca viene sottolineato, che la commercializzazione di tali prodotti, dovrebbe includere un’etichettatura con appropriate avvertenze sanitarie così come è richiesto per le compresse di caffeina (OTC), con cui condividono effetti e i potenziali rischi di overdose (Fonte: Gunja N. et al, Energy drinks: health risks and toxicity. Med J Aust. 2012 Jan 16;196(1):46-9).

Google+
© Riproduzione Riservata