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23 marzo 2012

Gli esami non finiscono mai, parola di Vincenzo Montella

C’era una volta chi pensava che i calciatori fossero dei trogloditi, che rincorrevano un pallone, facevano notte brava e passassero il loro tempo con veline in costosi hotel. Vincenzo Montella ne è l’eccezione. L’ex aeroplanino della Roma, ora allenatore del Catania, non si è accontentato di essere un semplice “mister” dalla carriera brillante, ma ha voluto aggiungere all’esperienza anche lo studio accademico.

La teoria in supporto alla pratica e così si è iscritto al corso di management sportivo alla Luiss, corsi di psicologia e 8 esami a Scienze Motorie. “Il calcio è cambiato e a un allenatore non è sufficiente conoscere solo schemi e tattica. Gestire uno spogliatoio è un lavoro più complesso. – afferma il calciatore, in un intervista rilasciata Repubblica – Parlare con decine di televisioni e radio fa parte del mio lavoro e io devo saper comunicare. Ma devo anche capire come gestire un calciatore che attraversa un momento particolare. E non posso non sapere che a fine mese i conti della mia società devono tornare. Mourinho è un esempio: ha il controllo totale della comunicazione e della gestione della squadra“.

Addio quindi a chi pensava che per allenare uno squadra bastava l’esperienza da calciatore, qualche furbizia tattica e una buona dose di autorità. La ricetta di Montella è una la comunicazione in un rapporto quasi alla pari con i propri atleti: “ Io credo nel dialogo. Certo poi alla fine qualcuno deve decidere e quel qualcuno sono io. Ma ho avuto tanti allenatori che hanno confuso l’autorità con l’autoritarismo e quando il bluff è finito sono finiti anche loro. E la squadra li ha abbandonati. – continua – Parlando giorno per giorno. Raccontando il mio calcio senza imporre nulla e ascoltando le loro osservazioni. A volte anche cambiando idea”.

La democratizzazione del calcio che parte dalla squadra più a sud d’Italia, oltre che un vero e proprio rinnovamento di ruolo. “Oggi un allenatore non fa le squadre, è chiamato a guidare quello che trova, i giocatori che presidenti e direttori sportivi hanno comprato. Forse solo Mourinho può permettersi di presentarsi con la lista della spesa ed essere accontentato“.

In una nazione dove le chiacchiere da bar sono al primo posto nella risoluzione ideale dei problemi, e dove si inizia a credere che la laurea sia un titolo di studio inutile, l’icona del nuovo calcio ne dimostra l’importanza. Gli esami non finiscono mai se si vuole restare sempre sulla cresta dell’onda, rigenerandosi e convertendosi per essere competitivi all’interno del mercato del lavoro.


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