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23 marzo 2012

La fede degli immigrati all’Università di Udine

Studio del dipartimento di Scienze umane sostenuto dalla Regione FVG

LA FEDE DEGLI IMMIGRATI A UDINE: I RISULTATI DI UNA  RICERCA

Indagine su un campione di 315 immigrati di varie provenienze e  confessioni

I dati saranno presentati lunedì 26 marzo, alle 17, nel palazzo della Regione a  Udine,  al convegno su “Il nuovo pluralismo religioso in Friuli Venezia Giulia”

Udine, 23 marzo 2012 – “Il nuovo pluralismo religioso in Friuli Venezia Giulia” è il tema del convegno  che l’Università di Udine organizza lunedì 26 marzo, alle 17, nella sala Pasolini del palazzo della  Regione a Udine (via Sabbadini). L’incontro è promosso dal dipartimento di Scienze umane con il  patrocinio del Club Unesco di Udine. Nell’occasione saranno presentati i risultati di una ricerca sulla  partecipazione religiosa degli immigrati a Udine condotta da Marco Orioles, docente di discipline  sociologiche all’ateneo friulano, con il sostegno della Regione FVG. Lo studio è stato pubblicato nel  saggio intitolato “Noi crediamo. La fede degli immigrati” (Edizioni dell’Orso, Alessandria).

Al convegno parteciperanno: l’assessore regionale all’istruzione, università, ricerca, famiglia,  associazionismo e cooperazione, Roberto Molinaro; la presidente Club Unesco di Udine, Renata  Capria D’Aronco; i sociologi Enzo Pace e Bruno Tellia, rispettivamente delle università di Padova  e Udine; Mirella Manocchio della Chiesa Evangelica Metodista; Bouraoui Slatni, portavoce della  Comunità islamica “Salaam” di Udine; padre Ioan Marginean Cocis, della Chiesa Romena Unita,  greco-cattolica di Udine, oltre all’autore dell’indagine e del libro, Marco Orioles. Modera l’incontro il  direttore di Telefriuli, Alberto Terasso.

La ricerca  Lo studio documenta, per la prima volta con un approccio quantitativo, la partecipazione religiosa degli  immigrati residenti a Udine. Condotto mediante somministrazione di un questionario su un campione  di 315 cittadini stranieri di varie provenienze e confessioni, ha fatto emergere un quadro di marcata  devozione da parte delle varie comunità di immigrati, con alcune differenze tra le diverse religioni  considerate (cattolicesimo, ortodossia, protestantesimo nelle sue varie denominazioni, islam).

Le confessioni  Il 98 per cento degli intervistati aderisce a una religione. «Un tasso molto alto – sottolinea Orioles  – che tradisce un forte attaccamento a un elemento pregnante della propria identità di origine». In  particolare, poco più di un terzo del totale (34,9 per cento) è costituito da musulmani, mentre i cattolici  sono circa un quarto dell’insieme (25,7 per cento). Seguono gli ortodossi, 20 per cento, e i protestanti,  16,5 per cento, nelle loro diverse denominazioni (metodisti, battisti, pentecostali, anglicani ecc.).

«La religione – spiega Orioles – funge da elemento simbolico in cui riconoscersi nella propria veste  di immigrato in un paese straniero, di membro di una comunità etnica che viene vista ancora nel suo  raccordo con la religione praticata in patria, è un ancoraggio al p vissuto nel proprio paese di origine.  In altre parole, la religione svolge ancora un ruolo cruciale nella definizione del sé».

La partecipazione religiosa  Solo un quinto degli intervistati (19,4 per cento) non partecipa mai a cerimonie religiose. I restanti  quattro quinti (80 per cento) dichiarano di andare regolarmente, spesso o almeno qualche  volta nel rispettivo luogo di culto. Quasi la metà degli intervistati (48,3 per cento) afferma di  andare “regolarmente” o “spesso” alle cerimonie, e quindi di partecipare attivamente alla vita  religiosa della propria comunità, contro un 32,4 per cento che ci va solo “qualche volta”. La comunità  religiosamente più partecipe è quella protestante, con il 98,1 per cento che frequenta regolarmente,  spesso o qualche volta il proprio luogo di culto. Seguono i cattolici, praticanti nella misura del 91,4 per  cento, gli ortodossi, con l’84,1 per cento, e infine i musulmani, il cui tasso di partecipazione scende al  62,7 per cento. Se si tiene conto solo di chi va regolarmente o spesso alle cerimonie religiose, emerge  di nuovo che i praticanti più assidui sono i protestanti, con il 71,2 per cento del totale. A breve distanza  i cattolici con il 67,9 per cento, poi gli ortodossi con il 41,3 per cento, quindi i musulmani con il 27,3 per  cento.

Anziani e giovani i più devoti  La religiosità più spiccata è propria dei più anziani, seguiti a non lunga distanza dai più giovani,  mentre scende di non poco tra le persone nelle età centrali della vita. Le donne presentano una  religiosità lievemente superiore a quella dei maschi. I coniugati tendono a partecipare più attivamente  rispetto ai non coniugati. La religiosità è inoltre più elevata chi è in Friuli Venezia Giulia da più tempo,  ossia prima del 2000, rispetto a chi è arrivato in anni più recenti.

Il velo  La maggioranza assoluta, 57,7 per cento, degli intervistati di fede islamica ritiene che il velo debba  essere lasciato alla libertà della donna, un dato più elevato di quello di chi ha risposto che è invece  obbligatorio, 35,6 per cento. Un altro 6,7 per cento infine dichiara che il velo è semplicemente  consigliato, quindi non irrinunciabile.

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