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27 marzo 2012

Sondaggio sul valore legale del titolo di studio? Una truffa

Se fate un giro sul sito del Miur, troverete che è possibile compilare un questionario online nel quale si chiede un’opinione sulla giustezza o meno dell’abolizione del valore legale del titolo di studio. Nella pagina dalla quale si accede al questionario si legge, tra l’altro, che “l’idea di fondo è quella di trasformare la consultazione in un percorso, un elemento portante dell’azione di Governo che, prima di decidere, si ferma ad ascoltare la voce dei destinatari delle decisioni: i cittadini”.

A tutta prima la si direbbe un’iniziativa lodevole: l’idea di coinvolgere i cittadini nell’azione di governo, sia pure soltanto per conoscere la loro opinione sulle decisioni dell’esecutivo, rappresenta un passo in avanti rispetto all’atteggiamento di chiusura che finora è stato un tratto caratteristico della politica italiana.

Tutti contenti, dunque? No, perché è notizia di questi giorni che la Rete di ricercatori 29 aprile ha emesso un comunicato nel quale la consultazione pubblica viene descritta come un “sondaggio-farsa” e come “un grave episodio di manipolazione dell’opinione, che denota la sempre più evidente volontà di smantellare dalle fondamenta il sistema universitario pubblico e cancellare i diritti di docenti, ricercatori e studenti garantiti dalla Costituzione”, ricevendo la solidarietà di altre sigle come UDU e FLC-CGIL.

Nel comunicato, non a caso intitolato “Profumo…di imbroglio”, si sostiene che il questionario è, in buona sostanza, truccato, poiché le domande presenti in esso sono unidirezionali e poste in maniera scorretta, così che, quando la consultazione terminerà il 24 aprile, è facile prevedere che i “Sì” all’abolizione del valore legale del titolo di studio vinceranno con una percentuale bulgara. Obiettivo finale del governo sarebbe, a parere degli estensori del comunicato, quello di poter sbandierare i risultati, scontati, del sondaggio per giustificare la futura approvazione del decreto legislativo 437 “con cui… [si] prepara il percorso che porterà alla chiusura di numerosi atenei e a un inaccettabile classifica di quelli superstiti, con innalzamento delle tasse universitarie e penalizzazione del diritto allo studio di ampi strati della popolazione e di vaste aree geografiche del Paese”. Una falsa legittimazione popolare preventiva, si potrebbe dire.

Parole pesanti come macigni, ma non ingiustificate. Per illustrare la scorrettezza del questionario, nel comunicato si cita, a titolo d’esempio, la domanda 12 con relative risposte, che riportiamo integralmente così che ognuno possa valutare autonomamente la fondatezza o meno delle accuse: “Per quali finalità ritenete possa essere utile una differenziazione tra titoli di studio nominalmente equivalenti? A) Per selezionare i partecipanti ad un pubblico concorso ovvero all’esame di abilitazione per l’esercizio di una professione; B) Per attribuire punteggi differenti ai partecipanti ad un pubblico concorso ovvero all’esame di abilitazione per l’esercizio di una professione e ai dipendenti pubblici ai fini delle progressioni in carriera; C) Per altre finalità”.

Appare subito evidente l’assenza di una risposta da dare se si ritiene che non sia utile differenziare i titoli di studio, quindi non si può dire che i rilievi mossi nel comunicato siano campati in aria. Delle due l’una: o è giusta l’ipotesi della Rete 29 aprile, secondo cui il questionario è truccato perché al governo serve che sia così, oppure al ministero non c’è una persona che sappia condurre come si deve un sondaggio d’opinione. Quale che sia la risposta giusta, è difficile, avendo scorso il questionario, non notare che, mentre le prime due sezioni sono tutto sommato “normali”, la terza (alla quale appartiene la domanda 12) dimostra chiaramente che c’è più di un fondo di verità nelle accuse contenute nel comunicato: l’ipotesi del mantenimento del valore legale del titolo di studio di fatto non è contemplata, perciò non si può davvero dire che il sondaggio, se così lo si vuol definire, si possa considerare equilibrato o di qualche valore scientifico. Indipendentemente dalle reali intenzioni del governo, si tratta senz’altro di un passo falso.

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