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24 marzo 2012

Storie di tagli. Il diritto allo studio rischia di scomparire

Un taglio di 5,5 milioni di euro che porterebbe a soluzioni drastiche e a una netta diminuzione dei servizi per gli studenti. L’Ersu di Palermo lancia l’allarme e sottolinea come si dovrà, privi di alternative possibili, chiudere le mense universitarie di Trapani, Agrigento e Caltanissetta e rescindere i contratti per i 100 posti letto a gestione indiretta su Palermo.

La preannunciata riduzione del 30 % dei finanziamenti destinati da parte della Regione agli Enti regionali per il diritto allo studio di Palermo, Catania, Messina ed Enna, se confermata, produrrà effetti altamente negativi. Mense universitarie chiuse, riduzione dei posti-letto e tagli di oltre il 50% delle borse di studio saranno le conseguenze di una politica eccessivamente “attaccata alle forbici”.

Si tratterebbe di un vero colpo inferto al diritto allo studio: le borse passeranno da 4500 a circa 2000, a fronte dei 9000 studenti aventi diritto.

Il ministero dell’Università sembra così orientato a operare sui bilanci degli enti per il diritto allo studio con una riduzione di circa l’80%. Dai 240 milioni dello scorso anno agli attuali 35.

Innegabile è la drammaticità della situazione, che, in questi termini, rischia di provocare seri danni agli studenti, specie ai meno facoltosi. Roberto Lagalla, rettore dell’Università di Palermo, sottolinea come tale scenario non è nuovo alle istituzioni isolane. Si tratterebbe di una storia tipica della fase annuale di predisposizione del bilancio da parte della Regione.

Di fronte a ciò viene naturale notare e sottolineare la mancata sensibilità del sistema regionale siculo ai problemi degli studenti, in particolare per coloro che, pur dotati di capacità intellettuali e forza di buona volontà, sono vittime di una situazione economica difficile.

Un discorso “locale” che, in questi tempi, può essere facilmente esteso e allargato al contesto nazionale. I tagli alla cultura e all’istruzione si traducono irrimediabilmente in un danno irreversibile al paese, privato così della sua più grande ricchezza: la cultura.

 

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