• Google+
  • Commenta
6 aprile 2012

Che fine fanno le nostre tesi?

Da qualche anno alla Sapienza di Roma le tesi triennali vengono discusse praticamente in ogni angolo dell’università. Aule, studi personali di professori e segreterie didattiche. A parte il pro forma, gli studenti hanno accettato anche questo e continuano ad affluire in massa alla facoltà di Lettere e Filosofia. Ciò è accettabile perché secondo loro l’università romana ha ancora un certo peso in ambito europeo.

In realtà, dai recenti studi del CENSIS la Sapienza si trova al settimo posto tra gli atenei mega, subito dopo Milano. Questo considerando solo le città universitarie, ovviamente. Il Sole 24ore ha stilato la classifica totale delle università italiane e qui la Sapienza è nettamente lontana dalla vetta spinta in basso dai problemi classici delle megastrutture, occupando il 50esimo posto. In base al ranking mondiale essa si trova poco sotto la soglia dei 200 e, in particolare, in posizione 210, perdendo 20 posti rispetto allo scorso anno (190).

Ma quali sono i mali che portano un’università di tale portata a decadere? Per molti la colpa è della gestione della cultura e ricerca da parte dello Stato, e di certo non a torto. Altri imputano “la caduta” a un baronato più che mai presente nell’ateneo da dieci anni a questa parte. Se si vuole fare davvero una summa di tutti i problemi, essi dipendono, innanzitutto, dagli studenti. E sì, perché sono loro i primi a disinteressarsi della propria facoltà. Quanti studenti hanno preso parte alle votazioni del consiglio studentesco? Meno del 28 per cento. Quanti studenti denunciano le disfunzioni strutturali, senza paura di “ritorsioni”? in realtà tutto passa a voce, e così facendo i veri problemi diventano come leggende metropolitane, alle quale si può credere o no. Le questioni invece sono reali. Ad esempio: che fine fanno le tesi di laurea dopo la discussione? Alla facoltà di lettere è obbligatorio stampare e rilegare solo due copie, cioè quella personale e quella destinata al relatore. Ma come? Agli atti, cioè in segreteria, non resta nulla del nostro lavoro? No, nulla. Basta una certificazione del relatore che dica “tutto bene” e chi s’è visto s’è visto. Neanche un dischetto digitale. Niente. Va bene, si può pensare che almeno la copia data al professore sia custodita gelosamente, o almeno sia custodita. No neanche questo. Come dimostra la foto allegata a questo articolo le tesi vengono “leggermente posate” in un carrello che le porterà, insieme ad altri scatoloni, direttamente nel cassonetto dell’immondizia, e nemmeno quello destinato alla carta. Numerose segnalazioni di studenti normali, cioè non scrupolosi ma che ci tengono all’appellativo di “studente universitario”, indicano che numerose tesi sono state trovate addirittura strappate, con pagine mancanti (che siano particolarmente piaciute ai professori?, ndr) oppure addirittura con solo il frontespizio in rimanenza.

Questa è la considerazione per i mesi del nostro lavoro intellettuale e non solo. Ad essere maliziosi si potrebbe pensare che qualche prof, magari un po’ intorpidito dal troppo lavoro, abbia pensato bene di “prendere in prestito” qualche frase qui, qualche rigo là, così, giusto per valorizzare lo studente. Questo solo ad essere maliziosi. Più realisticamente si potrebbe pensare che forse ai docenti non importa un granché  del nostro lavoro, e allora si spiegherebbero le sedute tenute in sgabuzzini, i continui scivoloni nelle classifiche, l’assuefazione degli studenti. Forse il Sapere sta diventando sempre più chiuso in se stesso, più egoista. I professori perdono l’aspetto didattico che è fondamentale per il ricambio culturale. La sapienza non è più insegnata, ma tenuta da parte e utilizzata come slogan, come nome da dare a un’università, al servizio di gente distratta e sonnolenta. Ma allora se è così basta dirlo. Basta dire che l’università serve solo a dare “spunti”, conoscenze, poi ognuno per la sua strada. A differenza di altre università che pagano gli studenti migliori per non farli andar via. Allora a nulla servono le stampe (pagate profumatamente in tipografia), basta una serie di fogli stampati a casa, sarebbe lo stesso.

Una buona idea sarebbe organizzare un tipo di flash mob, in cui tutti i laureati si recano dai rispettivi professori dicendo: “posso vedere la mia tesi?”

 

Google+
© Riproduzione Riservata