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26 aprile 2012

La ricerca della libertà

Siamo abituati ad utilizzare la parola ”ricerca” quando parliamo di università, di medicina o di tecnologia. Per scrivere di ricerca sembra necessario prestare attenzione alla scoperta di una nuova teoria, di una nuova cura o di un nuovo software.

Può capitare però di trovare una notizia da raccontare in un articolo intitolato ”Se gli occhi delle donne possono cambiare l’Islam”, scoperto tra le pagine del quotidiano ”La Repubblica”.
Quando ho letto la storia di Huda Shaarawi, che e’ raccontata per intero nel saggio di Francesa Caferri in uscita per Mondadori, ho pensato che la vita di questa donna egiziana sia stata in un certo senso dedicata alla ricerca. In un senso distante da quello che tradizionalmente siamo abituati a intendere; in un senso forse più pieno perche’ ricco di innovazione, speranza e coraggio, ingredienti essenziali per la ricerca.
Nel 1923, tornata da un convegno femminile a Roma, Huda scelse di non rimettersi il velo una volta tornata al Cairo e passeggio’ per le strade affollate della sua città sfidando i pregiudizi, alla ricerca della libertà.
Huda era figlia di un personaggio molto influente nel mondo egiziano, scelse di approfittare di questo vantaggio per studiare e lottare per l’emancipazione femminile.
Anche per dedicarsi alla ricerca, nel suo senso tradizionale, occorre partire da una posizione privilegiata: occorre qualcuno che creda nel nostro progetto e disposto a investire economicamente per sostenerlo. E’ bello pensare che ogni ricercatore scelga come Huda di dedicare la propria esistenza a un progetto autentico e non convenzionale, utile per l’umanità, senza paura di scontentare il proprio sovvenzionatore.
Mi piace allora pensare al volto di Huda scoperto e libero di guardare i colori della sua città, come al simbolo di una ricerca audace e i libera di studiare nuovi aspetti della realtà.

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