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Donne a lavoro: discriminazioni, abusi, molestie e violenze

Martina Sapio 8 Marzo 2021

Discriminazioni sulle donne a lavoro, abusi, molestie, violenze di genere e mobbing sul posto di lavoro: il punto della professoressa Miraglia e dell'Avvocato Catizone.

Sono 1 milione e quattrocentomila le donne vittime di molestie fisiche, violenze ed abusi sul posto di lavoro, a dirlo è l’ISTAT. Colleghi, superiori o altre persone hanno tentato di toccare la collega, accarezzarla, baciarla contro la sua volontà.

Ma non solo. Spesso il corpo della donna a lavoro diventa merce di scambio di un avanzamento di carriera, o anche meno. Ben 167mila sono le testimonianze di lavoratrici che hanno subito questi ricatti.

La discussione poi deve tener conto dello stereotipato connubio tra donne, lavoro e maternità. L’idea profondamente radicata di doversi sentire prima madri di famiglia porta inevitabilmente a problemi più seri e complicati. A dimostrazione di questa scissione profonda tra la figura della lavoratrice e quella della madre, basti pensare che l’Italia è al penultimo posto in Europa per occupazione femminile. Solo il 48% delle potenziali lavoratrici lavora davvero, e quasi il 75% delle dimissioni registrate dall’ISTAT negli ultimi anni sono state di lavoratrici madri.

Saranno le professioniste, la professoressa di Istituzioni di Diritto Privato Caterina Miraglia, e l’Avvocato Andrea Catizone specializzata in diritti umani e della donna a fare chiarezza.

Il ruolo delle donne a lavoro: poco potere e tante discriminazioni da parte di colleghi e superiori

Le ricerche dimostrano che le donne a lavoro, anche se di solito più istruite, difficilmente raggiungono posizioni apicali o di potere. Paradossalmente, sembra che le lavoratrici subiscano una segregazione sia orizzontale (lavorano solitamente in ambienti meno prestigiosi) che verticale (raggiungono difficilmente posizioni di potere). A dimostrazione di questo, solo il 28% delle posizioni dirigenziali nelle aziende private italiane è femminile. Molta di questa differenza è costruita sul clima ostile o caratterizzato da abusi, violenze e discriminazione contro le donne.

Ma quindi qual è il ruolo della donna a lavoro? Esiste una discriminazione generalizzata e una distribuzione del potere fallace? Abbiamo chiesto sul punto l’opinione della professoressa Caterina Miraglia.

“Io non posso dire che mi sono mai sentita discriminata. Anche io ho fatto carriera contrastando e dovendo governare molti uomini. Non credo ci sia una discriminazione preconcetto, salvo il maschilismo imperante dell’uomo. Bisognerebbe che dalle scuole si iniziasse a far comprendere (il concetto della parità di genere, sottinteso) e che le stesse donne avessero la consapevolezza che il rapporto con l’uomo è un rapporto alla pari. Invece molto spesso quest’ultime alimentano. È un atteggiamento di sotto considerazione di sé stesse. Mediamente (questo accade) anche nei luoghi di lavoro.” Sostiene la Prof.ssa Miraglia -.

Poi continua, facendo riferimento agli specifici episodi discriminatori femminili nel mondo del lavoro: “Le differenze salariali sono un fatto oggettivo, probabilmente si sono perpetrate negli anni e nei secoli. Con la donna si aveva la sensazione che dovesse essere stipendiata meno di un uomo perché si avvantaggiava di periodi di maternità, ma questo non può rappresentare giustificazione di una regola generale.”

Infine conclude: “È sicuramente un retaggio familiare, sul quale bisognerebbe incidere. Sin dalla scuola bisognerebbe instillare l’idea che chi vale, deve vedersi corrisposto il ruolo e il rispetto che gli si deve. Più che pretendere l’eguaglianza, io pretenderei che vi fossero le condizioni per esprimere sé stessi.

Come è cambiato oggi il ruolo della donna a lavoro

Si può essere d’accordo o meno, ma è innegabile che il movimento femminista ed in generale quello per la parità abbiano conosciuto grandi conquiste. Non è un mistero che ci sia stata un evoluzione in tal senso, e tuttavia sembra che si ripropongano sempre le stesse lotte (come quella del gender gap, la disparità salariale). Addirittura, ancora oggi l’ISTAT denuncia le discriminazioni per cui le donne dedicano in media il 22% del proprio tempo al lavoro familiare, mentre per gli uomini la percentuale scende al 9%.

Ma quindi si può dire che un’evoluzione ci sia stata? Interviene sul punto la Prof.ssa Miraglia. Sicuramente sì, già le leggi che consentivano le donne in magistratura e negli eserciti dimostrano che l’evoluzione c’è. Ma io non mi attesterei sull’idea che dobbiamo avere pari diritti. I pari diritti è naturale che dobbiamo averli. Tutto sommato, alle lavoratrici alle quali è stato consentito (sottinteso, quando in passato serviva in qualche modo la complicità di un uomo) le carriere si sono potute svolgere. Il problema è che non è complice lo stato, nel senso che non semplifica la vita delle lavoratrici.”

Un cammino in avanti quindi c’è stato. Ma come ancora possiamo progredire? Serve una ulteriore evoluzione sociale? La Prof.ssa si esprime così: “Non c’è alcun dubbio. Il fatto è che oggi bisogna battersi perché si creino le condizioni dell’eguaglianza, ma le condizioni dell’eguaglianza si creano dando aiuti sostanziali. Io trovo che il difetto sia essenzialmente questo. Non c’è uno stato che rimuove la condizione della diseguaglianza. È su questo che io mi batterei” Sostiene la Miraglia.

Gli interventi sarebbero quelli sociali, assolutamente, bisogna porsi un problema più generale. Iniziamo ad aiutare oggettivamente le lavoratrici. E come? (Per esempio), la fascia delle donne sole con i figli. Queste devono avere l’intervento dello stato, e questo tranquillizzerebbe anche, paradossalmente, sotto il profilo del femminicidio. Molte non denunciano perché dipendono economicamente dal marito. Sarebbero più affrancate e più libere di separarsi o di divorziare se avessero un loro mantenimento.” – Conclude la professoressa Caterina Miraglia -.

Gli abusi sulle donne a lavoro, molestie e violenze, come avvengono

L’ISTAT ci dice che ha subito molestie, violenze o abusi l’8% delle donne a lavoro. La percentuale è spaventosa, se si considerano insieme i dati di disoccupazione femminile. Anche le discriminazioni contro le donne nei luoghi di lavoro sono tristi episodi purtroppo molto frequenti. Ma non sono fenomeni autonomi, isole staccate dalla terraferma. Si parla di fattori complementari di omertà, paura, impotenza di fronte alle molestie. Ma allora come avvengono questi episodi, e perchè? Sul punto l’opinione dell’Avvocato Andrea Catizone.

Dipende molto da come si interpreta il potere, soprattutto da parte degli uomini. Nel nostro paese le posizioni di potere sono rivestite soprattutto da uomini. L’uomo pensa che da quella posizione possa permettersi qualunque tipo di atteggiamento nei confronti dei sottoposti e dei dipendenti, le quali la maggior parte delle volte sono lavoratrici. (Queste) si trovano a subire violazioni dei loro diritti fondamentali che difficilmente riescono poi a denunciare perchè la posta in gioco è molto alta.” – Sottolinea l’Avv. Catizone -.

In questo senso, è utile rilevare che l’ISTAT riporta che ben l’80% delle vittime non denuncia il fatto sul posto di lavoro. Non arriva all’1% chi si affida alle forze dell’ordine. Dati spaventosi che testimoniano come il problema non siano solo abusi, discriminazioni, molestie e violenze per le donne sul luogo di lavoro, ma anche il silenzio e la sottomissione.

Poi l’Avv. Catizone continua sulla stessa tematica: “Il ricatto a cui sono sottoposte è che poi perderanno il loro posto di lavoro. In un certo senso c’è una doppia violazione, doppia situazione di difficoltà, perchè poi hanno paura di denunciare. Sia perchè è difficile che altri colleghi o colleghe testimonino nei processi, perchè anche loro hanno paura di perdere il lavoro. Sia perchè non si viene più reintegrati nel posto di lavoro, e anche se si venisse reintegrati è chiaro che questa situazione le esporrebbe in una condizione di imbarazzo.” In questo stesso senso, conclude quindi: “La carriera professionale di quella donna viene completamente compromessa.

Tutela delle lavoratrici: norme, istituti e cosa fare

Come già spiegato, il crogiolo delle molestie, degli abusi e delle discriminazioni contro le donne a lavoro non è affatto di piccole dimensioni. E’ così, nonostante una forte politica di sensibilizzazione sulla discriminazione di genere. Anzi, è un fenomeno rilevante a tal punto da richiedere una tutela giuridica. Con il Codice delle Pari Opportunità, per esempio, o le singole norme contro le discriminazioni e le violenze contro le lavoratrici.

A parlarci di tutela delle donne a lavoro contro discriminazioni ed abusi è l’Avvocato Andrea Catizone.

Oltre la normativa classica c’è tutta la normativa sul mobbing sul posto di lavoro, che garantisce tutela alle lavoratrici maggiormente. Dal punto di vista giuridico si sono fatti passi avanti e c’è una legislazione in un certo senso esaustiva.

Ma queste norme funzionano, e sono efficaci? Sì, hanno effetti nel senso che riescono ad individuare i responsabili di certe attività”. – Dice l’avvocato – “In Italia ancora molto poco rispetto ad altri paesi, dove (i responsabili delle molestie e delle violenze alle donne, sottinteso) vengono rimossi dalle funzioni per molto meno. Se venissero applicate in maniera adeguata funzionerebbero. Ma il problema è sempre quello da noi, come si applicano le norme. Si chiedono sempre più norme, sempre più sanzioni, ma poi non vengono applicate. È inutile lavorare sulla parte legislativa se non si lavora su quella attuativa.”

Su questo punto, è utile ricordare che, secondo un sondaggio ISTAT, tra coloro che hanno subito i ricatti nel corso della vita il 33,8% delle vittime ha cambiato volontariamente lavoro o ha rinunciato alla carriera. Il 10,9% è addirittura stata licenziata o messa in cassa integrazione o non è stata assunta.

In questo senso quindi si può vedere come le norme di tutela anti violenze, così come anti discriminazioni ed abusi sulle donne a lavoro esistano, ma di fatto mancano di un’applicazione efficace.

“(Bisognerebbe fare in modo che) le lavoratrici siano a conoscenza di questa normativa. E quindi sarebbe opportuno che anche nel contratto di lavoro ci fosse indicata tutta questa normativa.” – Dice l’Avv Catizone -.

E nel caso in cui le donne a lavoro si trovassero in una situazione di molestie, mobbing o violenza, cosa dovrebbero fare?

Intanto devono costruirsi un sistema probatorio adeguato. Fare delle registrazioni, cercare di avere testimoni che magari sono fuori dall’ambito lavorativo, rivolgersi alla Consigliera di Parità regionale e nazionale che si occupa di queste tematiche. Fare delle registrazioni telefoniche, fare delle fotografie, farsi scrivere delle cose. Non è facile, ma (bisogna) crearsi un apparato probatorio che possa supportare la denuncia davanti ad un tribunale.”  – Consiglia l’avvocato Catizone -.

Poi conclude: “E poi ovviamente scegliere un legale che sia ferrato nella materia di tutela della donna. Capita che alcuni dissuadano perchè è troppo complicato. Ma bisogna andare avanti e far valer le proprie ragioni nei tribunali.”

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Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto