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15 aprile 2012

Malesia: gli studenti possono fare politica, ma fuori dai campus

Nelle prossime settimane, il parlamento della Malesia discuterà una serie di emendamenti alla legge relativa alle università e agli istituti di istruzione superiore: la modifica della normativa permetterà agli studenti di aderire a partiti e organizzazioni politiche, rompendo così un divieto che dura dal 1971. La nuova norma, tuttavia, troverà applicazione soltanto al di fuori dei campus universitari per evitare che i partiti politici possano esercitare la loro influenza sugli studenti e sulle associazioni universitarie.

La reazione degli studenti malesiani è stata controversa: seppur contenti per la parziale riforma, infatti, in molti ritengono che gli emendamenti rappresentino un cambiamento puramente “cosmetico” che non restituisce agli universitari i loro diritti costituzionali. “Accettiamo con gioia gli emendamenti ma sembra che la situazione ora sia peggiorata”, ha affermato Syukri Abdul Razab, studente attivista. L’attività politica, infatti, continuerà ad essere vietata all’interno delle università: di conseguenza, gli studenti appartenenti ad un’organizzazione politica non potranno concorrere per le elezioni universitarie o aderire a gruppi studenteschi.

“Nessuno vorrà più interessarsi di politica – ha affermato Syukri Abdul Razab perché tutti avranno paura di essere tagliati fuori dalle attività accademiche o addirittura espulsi dalle università”. Le denunce degli studenti e delle associazioni universitarie hanno ricevuto il sostegno del principale partito d’opposizione, il Partito popolare per la Giustizia (PKR): “La nuova normativa è superficiale, inefficace e restrittiva e mira a conservare il controllo del governo sulle università”, ha dichiarato Anwar Ibrahim, leader del PKR.

Nel frattempo, il ministero dell’Istruzione ha reso noto che sarà compito delle singole università stabilire quali organizzazioni saranno ammesse nei campus: l’eventuale violazione della normativa sarà punita dalle stesse università, secondo le procedure disciplinari interne. “Il governo ha deciso di concedere più potere alle università, danneggiando però gli studenti che reclamano libertà accademica e autonomia”, ha commentato Syukri Abdul Razab.

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