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18 aprile 2012

Perché perdiamo le staffe secondo la ricerca

I più ansiosi sono i più intelligenti
Perché perdiamo le staffe

Perché perdiamo le staffe

Ecco perché perdiamo le staffe secondo una ricerca britannica.

Secondo uno studio britannico dell’Azienda di spedizioni MYHermes, su tremila intervistati, oltre il 60 per cento ha dichiarato di spazientirsi dopo neanche tre minuti di attesa, mentre il 50 per cento abbandona la fila se il tempo in coda supera i 5 minuti.

Che la pazienza sia una dote ammirevole si sa fin dall’antichità; risale al tredicesimo secolo il Trattato sulla pazienza, redatto dal frate Domenico Cavalca, che otto secoli fa la descriveva come una virtù, prendendo spunto dagli scritti biblici. Comunque la ricerca sulle motivazioni che ci spingono a perdere le staffe e i metodi per mantenere la calma sono molteplici: è importante innanzi tutto dire che i livelli di pazienza variano in base alla personalità, ma una cosa è certa: la donna dimostra maggior tolleranza e capacità di mediazione rispetto all’uomo. «Le differenze di genere sono rilevanti. Numerosi studi neurofisiologici confermano gli assunti etologici, ovvero caratteriali e di comportamento per cui i maschi presentano schemi di risposta allo stress più rigidi e riconducibili alla modalità Flight or fly (“combatti o scappa”), dunque con ridotte capacità rispetto al genere femminile di modulare risposte utilizzando la pazienza», spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze al Fatebenefratelli di Milano. Il motivo? È tutta una questione di ormoni; uno di questi è il testosterone , l’ormone maschile che tende ad amplificare le risposte impulsive.

Secondo uno studio dell’ Università di Sheffield in Gran Bretagna, però, è vero che il gentil sesso perde le staffe in automobile ben sette volte in meno rispetto agli uomini, ma se si tratta di aspettare un mezzo di trasporto le donne si dimostrano più insofferenti, questa rappresenta comunque un’eccezione.

Ma perché perdiamo le staffe e cosa significa nella scienze questo atteggiamento? In termini biologici perdere la pazienza significa raggiungere e superare i livelli di ansia e tolleranza determinati da un delicato equilibrio tra componente fisica, ovvero di produzioni dell’ormone dello stress come adrenalina, noradrenalina,  cortisone  e ormoni tiroidei, e componente psichica, ossia le molecole chiamate mediatori chimici intracerebrali. Perdere le staffe, quindi, è un fatto sia ormonale, ovvero fisico, sia psichico. Ma cosa succede al nostro organismo quando perdiamo la pazienza? Quando lo stress psicofisico è già alto è più facile arrivare al livello di saturazione ed esplodere. Esistono comunque molte variabili individuali: c’è chi prede la pazienza per nulla e chi mantiene il self control  per 99 volte e alla centesima esplode per una sciocchezza. La tenuta psichica può dipendere sia da presupposti fisici, come una semplice anemia o alterazioni ormonali tipiche della donna nel periodo mestruale, sia da uno stress psichico di base alto, dovuto magari a insicurezze soprattutto di tipo economico. Chi perde la pazienza è soggetto a livelli di stress più alti, e quindi, a tutti i rischi che questo composta, in particolare, l’aumento delle malattie cardiovascolari.

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