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6 aprile 2012

UniBa, codice etico anti-parentopoli: il grande bluff

Le scuole di specializzazione e i corsi post laurea della facoltà di Medicina UniBa non si libereranno facilmente dell’ombra parentopoli.

In seguito all’ultimo scandalo, in cui erano emersi i nomi dei vincitori di un corso di specializzazione tre mesi prima delle selezioni, il Preside della facoltà, Paolo Livrea, aveva deciso di estendere la validità del codice etico anche per i suddetti concorsi, per garantire l’assenza di legami familiari tra partecipanti e personale universitario.

Tutti contenti, dunque, studenti e docenti, per l’annunciata introduzione del nuovo codice scaccia parentopoli. Fino al giorno dell’approvazione. Passato a maggioranza, ma con il voto contrario delle rappresentanze studentesche e sei astenuti tra i professori, ha subito delle modifiche che hanno suscitato dubbi e perplessità in merito alla sua efficacia.

“E’ una bufala”, commentano i rappresentanti degli studenti in seduta consiliare.

La tanto discussa modifica, infatti, cambia le carte in tavola: il codice, nella sua prima versione, non permetteva l’accesso ai concorsi banditi dall’ateneo barese per i parenti, entro il quarto grado, di docenti o personale interno all’università; la nuova norma, al contrario, ammette questa possibilità: per il candidato sarà sufficiente dichiarare le eventuali ragioni di incompatibilità con il corpo docente per partecipare alla selezione. ( un po’ come dire: sei parente? Basta saperlo! )

In caso di vincita, il parente-docente dovrà rinunciare alla cattedra all’interno dello stesso corso prescelto dal candidato-parente-vincitore. Se dovessero, invece, i due parenti, far capo a corsi differenti (anche all’interno della stessa facoltà), non sorgerebbe alcuna causa di incompatibilità:ognuno al suo posto.

Nessun veto, dunque, sull’ammissibilità al concorso per familiari, zii, nipoti o figli: tutti possono partecipare, l’importante sarà poi non trovarsi fianco a fianco nello stesso insegnamento. E nessun procedimento penale, per chi dovesse dichiarare il falso.

Una situazione che pare totalmente ribaltata e che rende difficile non comprendere la contrarietà espressa dalle rappresentanze studentesche. Parentopoli è frutto di favoritismi che si consumano in fase di selezione concorsuale: nel momento in cui l’accesso ai concorsi è permesso a tutti, parenti compresi, senza alcun intervento sul meccanismo di selezione, il codice etico assume la valenza di un richiamo alla propria coscienza.

Quel tanto annunciato codice, che avrebbe dovuto essere lo strumento di trasparenza per eccellenza, che avrebbe dovuto garantire l’assenza di legami familiari interni all’università, che avrebbe dovuto rappresentare il riscatto di una università fin troppo protagonista di scandali concorsuali, lascia così, dietro la sua approvazione, un lecito interrogativo:

Come dare un taglio al fenomeno parentopoli se l’unica norma che avrebbe dovuto garantire l’assenza di legami familiari prevede, al contrario, il libero accesso dei “parenti di” ai concorsi interni alla stessa università?

 

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