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30 aprile 2012

Università: malato terminale?

IL LINGUISTA DE MAURO AFFERMA CHE L’UNIVERSITA’ ITALIANA e’ COME UN MALATO TERMINALE.

La maggior parte della popolazione italiana ritiene che possedere un titolo di studio quale quello della laurea sia una garanzia e una carta importante per chi deve assumere e, quindi
permettere l’ingresso nel mondo del lavoro.
Il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha commissionato una indagine per verificare l’importanza del conseguimento del titolo di studio.

I quesiti erano quindici e l’indagine si è conclusa il 24 aprile con la partecipazione di circa quindicimila partecipanti.
Il risultato è sorprendente: il settantacinque per cento dei consultati sono a favore del riconoscere la laurea un titolo legale e in undicimila consultati si sono mostrati favorevoli al aftto che sia importante il titolo della laurea per entrare nel mondo dell’impiego pubblico.

Lo strumento usato nè un sondaggio nè unreferendum è stato visto in maniera negativa dall’Unione degli universitari. Il Ministro Profumo ha provato rammarico per questa polemica a Suo dire venza senso.Il linguista De Mauro (ex ministro dell’Istruzione dal 200 al 2001 dice ironicamente che l’università Italiana è un malato terminale e dice anche che il Ministro Profumo vuole in qualche modo staccare la spina.

Il linguista ci spiega che poichè si è disposti a pagare molti soldi per poter avere in tasca “quel pezzo di carta”, ciò stà a significare che il titolo della laurea è considerato con la massima attenzione.
Secondo il linguista non è praticamente possibile, dall’oggi al domani, far sparire il valore legale della laurea.

Il popolo italiano è avvezzo alle autorità che sono capaci di certificare titoli che, poi
potranno spendere.
La domanda nasce spontanea: si potrà mai arrivare a cancellare il valore legale del titolo
di laurea? La risposta è molto difficile anche perchè molti intellettuali pongono vari veti
ed il problema appare di difficile soluzione.

L’unica certezza è quella che gli itlaiani
sono affezionati alla “laurea”.

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