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20 aprile 2012

Verona: sette volte san Sebastiano

La biblioteca Arturo Frinzi dell’Università di Verona accoglie l’esposizione delle sette grandi tele raffiguranti il supplizio di San Sebastiano. Una celebrazione in chiave contemporanea che il maestro Maurizio Taioli ha voluto dedicare al santo martire romano di origini francesi, vissuto nel III secolo d.C. Le tele verranno poi trasferite all’estero per un ciclo di mostre la cui prima tappa nell’estate del 2012 sarà nella basilica di St. Egidien e alla Elisabethkirche di Norimberga.

La mostra è curata da Alessandro Carone ed è inserita nel progetto “La memoria delle cose. Coscienza e conoscenza nella trasmissione dei saperi” curato dai professori Diego Begalli e Alessandro Carone e dalla direttrice della biblioteca Frinzi Daniela Brunelli, già illustrato al Parlamento europeo di Bruxelles lo scorso 28 febbraio. La mostra è stata realizzata anche grazie alla preziosa collaborazione di don Tiziano Brusco, parroco di San Fermo Maggiore e  responsabile del Museo Diocesano d’Arte di Verona.

L’esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino al 20 maggio dal lunedì alla domenica dalle 8.15 alle 23.45.

La mostra. L’allestimento è composto da 7 tele, tutte alte 2 metri e larghe fino a 1,50, che rappresentano il martirio del santo. Sebastiano, soldato e martire, figura affascinante nella storia e nella leggenda, ritorna nell’arte con incredibile frequenza. La copiosità delle immagini è alimentata dal terrore per la peste, contro cui viene invocato quale protettore.

“Non a Piero della Francesca – spiega la critica d’arte Beatrice Benedetti – ma ad altri noti maestri del Rinascimento, del Manierismo e del Barocco si è ispirato Maurizio Taioli per questa serie di d’après, da Botticelli, Mantegna, Antonello Da Messina, Perugino, fino alle successive interpretazioni di Rubens, Guido Reni, Mattia Preti. Un richiamo biblico cercato anche nel “sette”, numero delle sue tele di grandi dimensioni, che l’artista veronese ha raggruppato sotto il titolo di A e per San Sebastiano”. Grazie alla sintesi del contesto circostante – tipizzato nei ruderi, nel bosco, e nella città – negli acrilici su tela prevale il corpo del Santo, a grandezza naturale (ciascuna tela è alta 2 metri). “Avulso da uno sfondo realistico e temporale – aggiunge la Benedetti – Sebastiano diviene il martire di ogni epoca, luogo e colore. Il viraggio cromatico elimina l’ulteriore dettaglio anatomico, senza, tuttavia, sminuire l’avvenenza del corpo del Santo, su cui geni di tre secoli di pittura hanno profuso la loro perizia. L’alterazione sottolinea quindi il distacco dall’umano, trasfigurando Sebastiano nell’eterna sfera dei cieli. Resta una bellezza evidente nelle linee sinuose, in questo caso non vacua ricerca narcisistica, ma riflesso dello splendore dell’anima, che unita al corpo rivela l’indissolubilità di due doni tangibili della divina provvidenza.

La figura di San Sebastiano. Fu un santo romano, di origine francese, venerato come martire dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa cristiana ortodossa. Secondo la leggenda il santo visse intorno al 200 d.C. quando l’impero era guidato da Diocleziano. Spesso raffigurato insieme a San Rocco (pellegrino e taumaturgo francese vissuto nel XIV secolo), Sebastiano è il santo protettore invocato nelle diverse ondate di peste che si abbatterono sull’Europa. L’altissima mortalità che essa produceva e il significato punitivo che le veniva attribuito, fece di Sebastiano e Rocco i due Santi taumaturghi più invocati e ai quali i fedeli affidarono le loro preghiere con devozione esclusiva e persistente, tanto da dedicare loro numerosissime opere pittoriche, processioni, feste votive e luoghi di culto.

Maurizio Taioli. Nato nel 1959 a Verona, studia nella città natale e a Venezia, dove si diploma all’Accademia di Belle Arti nel corso di Pittura, con Emilio Vedova. Dalla prima metà degli anni ’80 frequenta l’ambiente artistico milanese e nel ’90 prende uno studio a Milano. Dal ’93 comincia una stretta collaborazione con la galleria ‘Transepoca” di Gian Carla Zanutti. In seguito, l’artista inizia la collaborazione con altre gallerie, quali: la galleria Radar di Mestre Venezia, con Franz Paludetto “Castello di Rivara Centro d’Arte Contemporanea” Torino, con la galleria Byblos  di Verona , con la galleria “Per mari e monti” di Macerata. Dopo una prima esperienza rivolta ad analizzare aspetti propri della pittura, la sua ricerca si orienta ad approfondire le dinamiche intrinseche alla simbologia politica/religiosa. Il linguaggio è sintetico, la pittura si appiattisce fino a perdere qualsiasi connotato intimistico, facendo in modo che il ‘simbolo” sia l’unico protagonista e strumento con il quale gestire la dialettica interna all’opera. Il suo sistema di avvicinamento della realtà è rivolto ad osservare con attenzione le immagini della quotidianità, quelle stampate a grana sottile sui giornali che accompagnano l’informazione; un fattore che accomuna la sua ricerca è l’ironia. Essa si esprime secondo diverse modalità, da quella più apertamente dissacrante, alle diverse misure di provocazione, ma corrisponde sempre ad un atteggiamento disincantato che non rinuncia tuttavia a definire la propria posizione nei confronti della realtà.

 

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