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6 Maggio 2012

Acido domoico nei frutti di mare?! No problem, arriva il marcatore biologico.

Il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) scopre il modo per rilevare, a bassi livelli di esposizione, la presenza di una pericolosa tossina negli animali marini.

Gli scienziati del NOAA e i loro colleghi hanno scoperto un marcatore biologico nel sangue di un pesce zebra (Danio rerio) ed in quello di mammiferi marini, che mostra quando sono stati più volte esposti a bassi livelli di acido domoico, potenzialmente tossico .

I risultati sono riportati in uno studio pubblicato su Public Library of Science (PLoS ONE).

L’acido domoico è prodotto da particolari specie di alghe marine e si accumula in organismi come vongole e cozze. L’acido è stato identificato, infatti, come una tossina presente nei frutti di mare nel 1987, dopo che più di 100 persone sono state colpite da nausea per aver mangiato mitili contaminati raccolti al largo della provincia canadese di Prince Edward Island.

Nel 1998, più di 400 leoni marini della California sono morti sulla costa occidentale degli Stati Uniti dopo il consumo di alici contenenti la stessa sostanza.

Dall’inizio degli anni ‘90, un regolare monitoraggio dei molluschi ha protetto le persone dall’avvelenamento causato da elevati livelli della tossina.

Ad ogni modo poco si sa su come un basso livello di esposizione ad acido domoico colpisca gli animali marini e l’uomo.

Fino ad ora, l’assenza di un marcatore per tale esposizione cronica ha rappresentato una barriera per valutare con precisione effetti possibili sull’uomo.

Questo studio apre la strada alla creazione di esami del sangue affidabili per rilevare anche un basso livello di esposizione all’acido domoico, che potrebbe aiutare gli scienziati a valutare gli effetti dell’esposizione cronica sia per la fauna selvatica che le persone che mangiano frutti di mare,” ha detto Kathi Lefebvre, Ph.D., un biologo della pesca e autore principale dello studio.

Non sappiamo ancora se la risposta immunitaria rilevata in laboratorio nel pesce zebra e nei leoni marini della California naturalmente esposti si verifica anche negli esseri umani. Il nostro prossimo passo è quello di collaborare con medici esperti per rispondere a questa domanda.”

Nello studio NOAA, gli scienziati hanno iniettato in un pesce zebra, acido domoico a bassa concentrazione, da due a quattro volte al mese per nove mesi.

Anche se il pesce zebra è apparso sano dopo 18 settimane, gli scienziati hanno rilevato una risposta anticorporale per l’acido domoico nei campioni di sangue.

Gli scienziati hanno trovato una risposta simile in campioni di sangue prelevati dal leoni marini selvatici del centro California, a conferma che l’esposizione alla tossina naturale produce una risposta simile nei mammiferi marini.

I ricercatori hanno anche scoperto che a lungo termine, a basso livello di esposizione ad acido domoico il pesce zebra diviene sempre più sensibile al neurotossina.

Lefebvre continuerà a lavorare con i co-autori  per indagare le conseguenze sulla salute di un basso livello di esposizione ad acido domoico usando il marcatore anticorporale trovato nel pesce zebra

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