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1 maggio 2012

Diario di una studentessa per bene

Sono Mariarita, ho 28 anni e studio Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Oltre a studiare faccio dei lavoretti in nero per permettermi gli studi e tutto ciò che a una giovane possa servire per sentirsi indipendente.

Lo ammetto non sono una studentessa modello e forse è persino un po’ azzardato definirmi studentessa, ma sicuramente provo ad esserlo.

Ieri mattina, 30 aprile, ero davanti a una scelta molto importante: continuare o meno l’università. Tutto ciò perché quest’anno ho ricevuto la “brutta” notizia che, oltre all’aumento che annualmente(e ammetto per me inspiegabilmente) si verifica, si è aggiunto anche quello causato dal mio essere fuori corso. Insomma pur essendo in una situazione economica non proprio positiva, in perfetta linea con la situazione mondiale, le mie tasche sono state super-salassate.

Per un anno accademico ho sborsato la modica cifra di quasi 1000 euro,tenendo conto che mio padre ha uno stipendio di impiegato comunale, e che consegno l’ISEE reale. Non ho avuto il coraggio di abbandonare, perché ho sostenuti diversi esami, non amo fallire e oltretutto non sarebbe stato semplice da spiegare ai miei genitori, anche perché avrebbero insistito per aiutarmi e mi sarei sentita ancora più in colpa.

Ma ieri ero davvero tentata: ho pagato delle tasse per una università che è ancora in fase di styling. E’ ancora ora in ballo la questione delle sedute di esame, e in realtà per questo anno accademico ce n’è stata soltanto una; per me,studentessa fuori sede che non può seguire, l’unico modo per avere informazioni certe è un gruppo su facebook di studenti dell’ateneo.  E pochi giorni fa leggevo di diverse polemiche nate a causa di una gestione di fondi tutt’altro che finalizzata alle attività volute dagli studenti.

Sono amareggiata, ma soprattutto sono stimolata da una voglia che accomuna parecchi studenti universitari: la voglia di finire un percorso tutt’altro che semplice, ma non dal punto di vista dello studio, ma da tutta quella serie di problemi burocratici, economici e relazionali che accadono di continuo. Sia chiaro, non mi sto piangendo addosso, se avessi studiato con maggiore costanza avrei raggiunto la laurea in tempo, non “regalando” questi soldi, ma mi domando se non è giusto pretendere dei servizi adeguati alle richieste di denaro che vengono fatte.

 

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