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2 Maggio 2012

Grido in silenzio

Scrivere per un giornale universitario non è facile, soprattutto se ti ritrovi assegnata la rubrica università e a tua volta sei una studentessa. Se poi come ciliegina sulla torta studi a Napoli il dado è tratto.
Per poter svolgere al meglio il tuo compito devi analizzare giorno dopo giorno numerosi articoli, intervistare persone, spulciare i siti di riferimento dei vari atenei, i gruppi facebook, insomma devi cercare la notizia.

Puntualmente durante le mie ricerche mi sono trovata di fronte studenti “decantatori di lodi”, come si può evincere da alcuni miei articoli in cui ho intervistato i ragazzi che frequentano il Politecnico di Torino, e a servizi offerti dalle Università del nord , sempre il suddetto Politecnico fornisce agli studenti che non hanno la possibilità di frequentare le registrazioni delle lezioni online, degni dell’importo delle tasse che ricevono.

Ma io non posso entrare nel dettaglio di quello che succede nella mia università, non posso citare nome e cognome di quel tale professore che durante lo svolgimento di un appello ha alternato gli esaminati con il ricevimento dei laureandi, sarebbe da suicidio. Non posso raccontare, come giustamente mi viene richiesto “dai miei superiori in redazione” , ciò che realmente vedo e sento, ci sarebbero ripercussioni sulla mia carriera universitaria.

E mentre sul giornale Walk On Job spadroneggia a pagina 8 la foto di Edoardo Serra, laureato al Politecnico di Torino (ancora lui), assunto niente poco dimeno che dalla Apple, nella mia università  può capitare anche di sentire il bidello urlare nei corridoi “ Non usate la scala c per uscire, si è allagata.”

Mentre Valeria, studentessa indovinate voi di quale Ateneo, afferma di non aver mai avuto problemi di comunicazione con i professori, io ne posso citare il nome di una studentessa in Scienze del turismo presso la sede di Monte Sant’Angelo della Federico II, che ha visto quasi slittare la data della laurea sotto ai suoi occhi senza poter far nulla. La professoressa che doveva seguirla nel tirocinio ha sbagliato ad assegnarle il numero di crediti da conseguire imputando poi a lei l’errore. Qualcuno lo definirebbe errore umano, io la chiamo arroganza.

E nel frattempo tutto tace, si subisce in silenzio. Perché ci sono professori che, invece di preoccuparsi di cose molto più serie,  passano il loro tempo a controllare sui gruppi facebook i giudizi dati dagli studenti sui loro esami. Qualcuno ha anche pagato le conseguenze di tali soggettivi pareri stando a quel che si dice nel gruppo in questione, dove più e più volte è apparso ad opera dello studente sfortunato di turno o di chi ha assistito a qualche episodio il post :

 “  PER FAVORE RAGAZZI SIETE E SIAMO PREGATI DI NON ESPRIMERE ALCUN COMMENTO SUI PROFESSORI…E SOPRATTUTTO PREGHEREI GLI AMMINISTRATORI DI RENDERE QUESTO GRUPPO SEGRETO E DI NON AGGIUNGERE TRA I MEMBRI I DOCENTI…GRAZIE

Anche se io nonostante abbia controllato più e più volte la lista dei membri, di docenti non ne ho mai vista nemmeno l’ombra.

Se avessi libertà di parola vedrei arrivarmi una gradita candidatura per il premio Pulitzer, tante sono le cose che potrei raccontare, ma non posso, ho ancora dieci esami su cui le mie parole finirebbero per pendere come una spada di Damocle. Posso però cercare di svolgere al meglio il ruolo assegnatomi all’interno della redazione e, seguendo l’esempio della mia collega Mariarita Sarnataro, che ringrazio per avermi dato indirettamente l’ispirazione per questo articolo,  oggi mi concedo una libertà.

Oggi non mi limito a raccontare di come nella mia università piova mentre al nord splende il sole del  progresso.  Oggi dico che noi tutti dovremmo far qualcosa affinché anche qui torni il bel tempo. A me risulta che paghiamo le tasse, passiamo giornate intere sui libri e frequentiamo le lezioni presso gli Atenei proprio come i nostri colleghi settentrionali, perché allora un abisso ci separa? Anche noi abbiamo le carte in regola per pretendere qualche raggio di sole, invece del solito tempo incerto sul domani.

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