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23 Maggio 2012

La nostra una generazione “seduta”

Risultati angosciosi quelli dell’indagine svolti dalla Società italiana di pediatria. Ancora una volta un dato preoccupante emerge dall’indagine su “Abitudini e stili di vita degli adolescenti”.

Vita sedentaria, poco movimento, scarsa vita sociale sono queste le caratteristiche della nostra generazione. Un dato che preoccupa ma forse una realtà già nota. La nostra viene chiamata “una generazione seduta” che marcisce non solo davanti alle più avanzate tecnologie ma anche davanti alla televisione.

Questo un fenomeno che sembra riemergere. Da tempo escluso, privato della sua principale funzione è stato sostituito da computer e cellulari. Oggi la situazione sembra cambiata. Da circa tre anni è aumentato lo share. Sono molti di più gli utenti che decidono di trascorrere la propria giornata, o almeno più di tre al giorno, davanti alla tv. Va, però, ricordato che fiction e partite di calcio non hanno mai subito un calo. L’interesse mostrato per queste realtà che non sembra conoscere crisi. È sempre stato forte.  

Il fenomeno Tv sembra quindi ormai cresciuto. Questo non significa che l’interesse per il web sia diminuito. Cresce e non fa altro che aumentare inesorabilmente. Tutto ciò porta ad una sola conclusione: giovani sempre più pigri. Una generazione statica dove cresce il fenomeno dell’obesità e di atteggiamenti considerati pericolosi come il cyberbullismo, vittime in questo caso soprattutto le ragazze col 25% mentre per i ragazzi la percentuale scende al 16%. Per quanto riguarda il bullismo, invece, la situazione cambia totalmente. A soffrirne sono soprattutto i ragazzi.

A confermarlo l’indagine “Abitudini e stili di vita degli adolescenti” effettuate dalla Sip, Società italiana di pediatria, che ha utilizzato un campione rappresentativo di circa 2081 studenti. Questa ricerca viene svolta annualmente ma il suo risultato non era mai stato così negativo. Giovani buttati sul divano che dal divano passano al computer. Un pc che non viene usato per giusti fini ma per “passare il tempo”. Ore ed ore trascorse davanti al più noto social network: Facebook.

Impostare questo tipo di giornata non può che essere improduttivo ma, soprattutto, può portare gravi problemi di salute. L’obesità è tra questi il primo. Certo non giova né alla propria salute né al proprio fisico una giornata ripetuta in questo modo. Dove si alterna la tv, il computer, il cellulare tutto questo mangiando forse anche più di uno snack.

La sedentarietà può essere un fattore determinante per l’obesità. A questa malattia si associano problemi cardiovascolari, il diabete mellito di tipo 2, patologie a carico del sistema osteo-articolare, ictus, sindrome da apnea notturna e alcuni tipi di tumore queste le parole del presidente della Sip, Alberto Urazio. Non sono sufficienti alcune, poche, ore trascorse in palestra per riappropriarsi di quelle perdute; trascorse erroneamente stando seduti.

È la società del benessere a contribuire a tale patologia. Il 43,1% decide di andare a scuola accompagnato con la macchina o utilizzando un proprio mezzo. Già questo indica ed è una conferma di uno stile di vita sbagliato.

La nostra una generazione seduta.  Il 60% dei giovani tra la scuola e a casa passa dalle 10 alle 11 ore stando seduto. Dalla sedia alla poltrona, dalla poltrona alla sedia in un circolo vizioso che si ripete senza sosta. Questo porta anche ad una minima vita sociale. I rapporti diminuiscono e vengono proiettati davanti al pc.
La mancanza di movimento non porta soltanto all’obesità ma influisce negativamente sul benessere psichico. “ La mancanza di movimento diminuisce l’ossigenazione del cervello, limita la produzione di endorfine e di dopamina. Queste sostanze chimiche sono fondamentali. Esse, infatti, sono legate alle percezioni di benessere e al senso di piacere” spiega Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma.

Vittime di Facebook, smartphone e iphone. Sono ormai fenomeni di massa. Su dieci tredicenni otto hanno un profilo facebook.  Non è, per loro, sufficiente un solo profilo il 79,8% ne ha un altro e il 6,5% vorrebbe crearselo a breve. Una percentuale che cresce se si considera che un anno fa essa era inferiore al 10%. Per i cellulari, invece, il 65% possiede dei telefonini che permettono di navigare su internet. Le percentuali crescono se si fa riferimento alle città. I giovani si collegano, in genere, per più di tre ore al giorno. Circa il 17% ,media nazionale, dei ragazzi e nelle grandi città sale al 25,4%. Nel 2009 ad avere il profilo facebook era circa il 50% dei giovani, il 61% nel 2010. Oggi l’80%  che diviene 85% nelle grandi metropoli. I comportamenti considerati più pericolosi provengono proprio da queste zone cioè nelle aree metropolitane.

Fenomeni negativi. Internet è diventata la realtà degli adolescenti, almeno per coloro che decidono di trascorrere la giornata in questo modo. Se quindi nella realtà frequente è il fenomeno del bullismo qui ci troviamo di fronte al ‘cyberbullismo’. Il bullissimo sì diminuisce ma solo perché si trasferisce in un’altra realtà. Gli atti di bullismo registrati su campione riportano quindi un dato minore: dal 61,5% al 54% per l’anno scorso e nel 2007 era di circa del 74%. Questo fenomeno che cresce nel web non è da sottovalutare. Si tratta di veri e propri atti di persecuzione, offese e tormenti. Azioni intraprese soprattutto tramite i social network.

Spesso si utilizzano profili falsi. Si cerca quindi di agire nell’anonimato. Si cerca, a volte, di far girare voci ad hoc al fine di perseguitare un proprio coetaneo. Spesso vengono poi estrapolate senza il proprio consenso immagini che vengono poi rimesse in rete. In linea di massima i rapporti che vengono a crearsi su internet sono il prodotto di quelli che si creano nella realtà di tutti i giorni.

Facebook preoccupato di questa tendenza ha deciso di dar vita ad un’importante iniziativa. Si tratta del progetto Zheng Un amico che offre un servizio gratuito di aiuto e di sostegno psicologico ai giovani.  Dal sondaggio è emerso che i ragazzi sono vittime di droga, bullismo e fanno uso di alcolici non durante i pasti. Il 45% degli adolescenti infine ha avuto prima dei 14 anni un rapporto sessuale completo.

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