• Google+
  • Commenta
12 Maggio 2012

“Lo sguardo di Medusa” alla Brau

Il 24 maggio alle ore 15.30 la BRAU (Biblioteca di Area Umanistica) di Napoli accoglie l’antichista Claude Pouzadoux (Centre Jean Berard de Naples), che terrà una conferenza su Lo sguardo di Medusa e la costruzione dello spazio pittorico in occasione del penultimo incontro del ciclo “Seminari Napoletani di Storia Greca“, patrocinati dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dalla Seconda Università di Napoli e dall’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa”.

L’incontro offrirà una riflessione sul legame tra mito e iconografia antica di Medusa, tema molto caro a Claude Pouzadoux, che ha già dedicato al nesso della mitologia con l’arte classica alcuni studi (come Immagine e mito nella ceramografia del IV sec.: tra mondo greco e mondo lucano, in M. Osanna, M. L. Nava, Immagine e mito nella Basilicata antica, Venosa 2002), e alcune voci del Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae.

Anguicrinita, crudele, terrificante e fatale per chi incappava nel suo sguardo mortifero che pietrificava chiunque la guardasse negli occhi: ecco come i classici ci tramandano l’immagine di Medusa. E l’arte, greca e romana, segue la letteratura nella raffigurazione di una donna mostruosa, con il capo cinto di serpenti annodati, con gli occhi folli, enormi e spaventosi, a causa del loro nefasto potere (http://www.youtube.com/watch?v=zRBwRK1oLXI&feature=player_embedded).

Unica mortale delle tre Gorgoni (sue sorelle erano Steno ed Euriale), Medusa fu in origine una giovane e bellissima donna dalle folte chiome. Poseidone, il dio del mare, se ne innamorò e la sedusse nel tempio di Atena. Che la punì per l’offesa, mutandola nella creatura terrificante dalle chiome serpentine e dallo sguardo pietrificante.

Perseo la uccise con uno stratagemma: le mozzò la testa servendosi di uno specchio da cui osservare l’immagine riflessa di Medusa, per non guardarla direttamente negli occhi. E quando fu decapitata, dal suo corpo nacque il figlio dell’amore nefasto consumato con Poseidone: il cavallo Pegaso.

Ma nella storia di Medusa, secondo Jean-Pierre Vernant, autore del famoso saggio La morte negli occhi: figure dell’Altro nell’Antica Grecia (Bologna 1987), c’è molto di più: la figura di Medusa, rappresentata con i grandi occhi orridi e spesso anche con la lunga lingua che fuoriesce mostruosamente dalla bocca, è l’espressione del terrore greco verso “l’alterità”, e cioè verso “ciò che è altro rispetto alla creatura vivente, all’essere umano, al civilizzato, al maschio adulto, al greco, al cittadino“.

In una civiltà come quella greca che attribuiva alla vista un ruolo di primissimo piano nella definizione della vita (in greco è infatti sinonimo di “essere vivo” l’espressione “vedere la luce del sole”), l’incrocio con lo sguardo di Medusa mette l’uomo a contatto con le forze più irrazionali e destabilizzanti: “Da questo punto di vista– continua Vernantsi potrebbe dire che la maschera mostruosa di Medusa traduce l’estrema alterità, l’orrore terrificante di quel che è assolutamente altro, l’indicibile, l’impensabile, il puro caos“.

Info: Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica
Piazza Bellini 59-60 80138 Napoli
Tel. e fax 0812533948 / 0812538110
E.mail: brau@unina.it, sito ufficiale: www.brau.unina.it

Google+
© Riproduzione Riservata